La Ferrari c’è: Alonso il più veloce di tutti

nostro inviato a Valencia

Un secondo e mezzo al campione del mondo in carica e un secondo tondo allo stracampione del mondo e più grande di sempre e immensità motoristica e kaiser delle piste e novantuno Gran premi vinti e sette mondiali in tasca. Tra i freddi numeri del cronometro è nascosto un accenno di poesia, rime stringate ancora solo da sussurrare pronti a mandarle a memoria se solo in Bahrein, il 14 marzo, la Rossa sarà il missile visto ieri, l’altroieri e pure il giorno prima. Perché Fernando Alonso, dopo due anni di purgatorio sulla Renault che non andava, ha impiegato dieci giri dieci per stampare sul tabellone quell’1.11.470 che a fine giornata vorrà dire umiliazione per Jenson Button su McLaren (1.12.951, però la macchina c’è, pare abbia girato pienotta di benza) e per Micael Schumacher (1.12.438) su Mercedes uber alles tutt’altro che pienotta di benza.
Per la verità, e a dirla tutta, il super Alonso vorrà dire anche un lieve, silenziosissimo, accenno di inquietudine per Felipe Massa - ormai in Brasile -, visto che lo spagnolo gli ha rifilato due decimi e mezzo.
Però Nano non è Schumi con Barrichello, perché l’iberico e il teutonico hanno caratteri lontani anni luce e perché – ammettiamolo – anche tra Massa e Rubinho c’è una discreta differenza quanto a velocità. Fatto sta, Nano non ha intonato il leit motiv schumacheriano dei tempi che furono e cioè «ringrazio Barrichello per l’auto che mi ha lasciato, io ho solo perfezionato alcune cose...». No, Nano ha detto: «Sono felice perché ho debuttato nel giorno del compleanno di mio padre e ringrazio Felipe per il gran lavoro fatto... Mi ha consegnato un’auto perfetta e ben bilanciata».
La differenza tra Nano e Schumi c’è e si vede. Significa che se anche, prima o poi, lo spagnolo e il brasiliano dovessero in qualche modo spartirsi la torta, tutto accadrà senza infierire su colui che dovrà proteggere il compagno nell’assalto mondiale. E la logica, il passato, la fama e pure il test di ieri dicono che l’uomo di punta sarà Fernando anche se Felipe è da tempo specializzato in compagni ingombranti e nel sovvertire la logica delle cose. Per questo Nano ha proseguito parlando in configurazione “profilo bassissimo”, talmente basso e pacato che quasi quasi ha rischiato di ottenere l’effetto contrario, come di colui che sa di poter vincere a mani basse e cerca di mischiare le acque.
Dopo 127 giri senza un solo problema, dopo oltre 500 chilometri sulla Rossa, dirà infatti: «La verità è che oggi per me è stato tutto così speciale. Era da settembre, dalla firma, che aspettavo questa giornata. E invece prima gli incontri a Maranello e poi in fabbrica a sistemare il volante, il sedile e ancora a parlare... Insomma, il giorno del debutto non arrivava mai... È stata un’attesa interminabile. Io subito velocissimo? Lo ripeto: Felipe mi ha consegnato una F10 a posto».
A riprova della sua sincerità c’è il giro in cui ha realizzato il tempo: il decimo. Per cui l’auto testata da Massa era ormai stata ripulita dalle scorie delle simulazioni al computer e dell’assenza di chilometri. «Poi - aggiungerà Nano - anche io ho finalmente potuto dare qualche indicazione... La sensazione più forte che sento è di tranquillità, ma non chiedetemi se ho già capito che con la F10 potrò vincere da subito o lottare per il titolo. Non ho ancora abbastanza confidenza per sbilanciarmi e, comunque, prima delle velocità dobbiamo sempre guardare all’affidabilità. E quella c’è. Quanto a Schumi e Button lontani, no, non ci ho fatto caso...».
Quindi la domanda a bruciapelo: «Ah sì, Michael ha detto che la Ferrari l’ha impressionato? Ecco, questo è buono». Seguirà sorriso grande grande.