La Ferrari «direttora» di carcere E Belli dentro ricrea San Vittore

L’attrice sta per girare una fiction. La sit com avrà il pubblico in studio

da Milano

Scarseggiando fuori, le nuove idee televisive si trovano dentro. In galera. Sarà un segno dei tempi oppure una casualità eppure Isabella Ferrari sta per entrare in carcere «per una nuova fiction in cui reciterò la parte del direttore di una prigione». E in questi giorni allo Zelig - che non è solo un locale di Milano ma pure il simbolo di un modo di fare tivù - si stanno registrando le nuove puntate della situation comedy Belli dentro che è ovviamente ambientata in carcere, tra l’altro in quello milanese, San Vittore, e andrà in onda a metà settembre su Canale 5. Insomma, la prossima stagione televisiva avrà anche questo filo conduttore: la realtà al di dentro, quella nascosta agli occhi di quasi tutti e spesso zuppa di pregiudizi o fantasiose leggende metropolitane. Parlando con il settimanale Grazia, che pubblica la chiacchierata nel numero in edicola, Isabella Ferrari ha anticipato che «voglio conoscere le donne che le dirigono e capire come vivano lì dentro sia coloro che sono reclusi che chi ci lavora». E pazienza se poi il suo nuovo ruolo le offre lo spunto per commentare l’amnistia proposta dal neoministro Mastella: «Credo sarebbe una scelta giusta, direi quasi tardiva. Le carceri scoppiano e un provvedimento di clemenza potrebbe rendere più umana la vita di chi resta. Esistono reati per i quali è necessaria una punizione inflessibile e durissima, per esempio per i pedofili e i mafiosi, ma credo anche che ci sia gente che finisce in carcere perché ha fumato una canna di troppo e che esce di prigione troppo tardi, quando ormai l’esperienza gli ha tolto ogni speranza di riscatto». E vabbé.
Chi invece va proprio fuori dagli schemi è Belli dentro che, nelle mani degli autori da Giancarlo Bozzo in giù, c’entra due obiettivi. Il primo è l’ambientazione: due celle, una femminile e una maschile, (per i protagonisti Alessandra Ierse, Geppi Cucciari, Brunella Andreoli e Claudio Batta, Stefano Chiodaroli, Leonardo Manera) che garantisce uno scambio fitto e intrecciato di battute come nel più consumato (e stantìo) rituale delle sit com. L’altro obiettivo raggiunto è quello di essere il primo format italiano di questo tipo ad avere il pubblico in sala. D’altronde fateci caso: tutte le altre sit com hanno le risate preconfezionate, incollate nel montaggio dopo la registrazione. E spesso accade che programmi nuovi abbiano addirittura risate vecchie, qualcuno dice raccolte addirittura trenta o quarant’anni fa. E in effetti la differenza audio è spesso clamorosa. Con Belli dentro no. La presenza del pubblico sarà mostrata ai telespettatori solo alla fine di ogni episodio ma è comunque fondamentale per la buona riuscita dello show. Spieghiamoci: la risata finta legittima qualsiasi tipo di battuta. Quella vera no. Se una gag fa ridere davvero, in sala scattano gli applausi. Altrimenti si può ripartire daccapo e, come accade già da qualche tempo in America, gli autori possono addirittura riscrivere il copione a tamburo battente. Però.