Ferrari, eterno brindisi d’autore

Paolo Marchi

Alla presentazione, lunedì scorso, della cena di gala della prima della Scala, l’enologo Mattia Vezzola, motore del gruppo Moretti-Bellavista, ha detto una cosa impensabile solo alcuni anni fa: «L’Italia sta scoprendo il brindisi italiano». Verissimo. Ormai è tempo di considerare le nostre bollicine come tali, senza paralleli impossibili con quelle francesi, che sono di più sotto tante voci, un po’ come fare raffronti a livello di pura tecnica calcistica e divertimento nel toccare il pallone tra i calciatori brasiliani e quelli di casa nostra. È tempo di scindere le due realtà e in tal senso va acquistato (come tutti gli altri peraltro) il numero attualmente in edicola di Spirito di Vino, direttore Franz Botrè, coordinatori editoriali Luigi Cremona e Andrea Grignaffini. Con le degustazioni di fine anno hanno fotografato il meglio della realtà spumantistica nazionale Metodo Classico, con una importante appendice dedicata al mondo del Cartizze in quel di Valdobbiadene (primo il Nero della Val d’Oca; secondo Nino Franco e terzo Agostinetto).
E siccome non si stappa tanto quanto nella seconda parte di dicembre, è importante ricordare come non esistano solo, come zone elette, la Franciacorta, l’Oltrepò Pavese e il Trentino. Il consorzio dell’Alta Langa Doc ad esempio, che ha presentato le sue prime bottiglie a settembre, riunisce sette storiche cantine spumantistiche piemontesi che una quindicina di anni fa hanno iniziato un viaggio verso quella qualità «scampagnosa» che nell’Ottocento e prima metà del Novecento era prerogativa del Piemonte (anche perché il Trentino non apparteneva ancora all’Italia, e nella pubblicità della Ferrari Trento era Trient...) e che da decenni non lo è certo più. Sono Barbero 1891, Fontanafredda, Gancia, Giovanni Bosca Tosti, Giulio Cocchi, Martini & Rossi, Vigne Regali.
Sono invece cinque i produttori di Spumante Metodo Classico Alto Adige, una nicchia nella nicchia ma di ottima qualità, gemme da scoprire quando si è in vacanza a Bolzano e dintorni montagnosi perché il prodotto scarseggia e non è facile trovarlo nelle enoteche sparse per l’Italia. Si tenga infatti conto che fino a trent’anni fa non esisteva produzione. Oggi cinque cantine arrivano a un totale che oscilla tra le 150 e le 180 mila bottiglie, con la Arunda-Vivaldi che è leader con 70 mila. Poi ecco Haderburg, Kössler, Lorenz Martini e Von Braunbach.
Allargandoci all’intera penisola, in un ideale podio della qualità, il primo posto viene abitualmente occupato dal Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. È così anche con il millesimo 1997 al quale Spirito di Vino ha assegnato 91 centesimi, unica bottiglia ad avere superato la magica soglia del 90. Gli esperti (il servizio è firmato da Pierluigi Gorgoni) si sono ritrovati al ristorante Stella d’Oro di Soragna e all’enoteca Ombre Rosse del capoluogo Parma. Tra Metodo Classico e Prosecco Superiore di Cartizze sono state degustate 150 bottiglie in rappresentanza di 85 etichette, rispettivamente 60 e 25 con un rammarico in chi era presente: il mancato arrivo della Cuvée Decennale 1996 di Ca’ del Bosco, cantina che ha preferito puntare sulla cuvée Annamaria Clementi 1999, voto 87, un punto in più ed era sul podio.
Il lavoro di Spirito di Vino ha spaziato ovunque «dalla val Venosta alla Sicilia, passando per il Veneto, la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia e pure le Marche, l’Abruzzo, la Puglia...». Non solo Pinot Nero e Chardonnay ma pure Riesling, Cortese, Erbaluce, Verdicchio, Bombino Nero, Inzolia... per una classifica che in scia al Ferrari ha visto piazzarsi, nell’ordine, un altro Ca’ del Bosco, il Franciacorta Satèn 2001, quindi il Cantina Privata di Villa Sparina (un’idea per via delle 700 bottiglie prodotte), il Franciacorta Gran Cuvée Brut 2002 di Bellavista, l’Annamaria Clementi 1999, il Valentino Brut Zero 1999 di Rocche dei Manzoni, il Franciacorta Brut Collezione 2001 di Cavalieri, il Franciacorta Extra Brut 1999 di Ferghettina, il Gavi spumante Brut Soldati riserva d’antan 1993 di La Scolca, il Franciacorta extra brut Comarì del Salem 2001 di Uberti, il Franciacorta Dosage Zero 2001 di Faccoli, il Franciacorta Magnificentia di Uberti e infine il Brut Barricaia 1997 di Villa Rinaldi.
Importante un’altra graduatoria, il cosiddetto borsino extravagante, ovvero il rapporto tra punteggio e prezzo, in pratica il classico, bramato rapporto qualità/prezzo. E allora ecco svettare il Riesling Brut 2001 La Palazzola-Grilli (voto 83) davanti alla Grande Cuvée Brut 2001 della stessa cantina (82) e la Cuvée Tradizione 2001 di Orsolani (80), tutte e tre bottiglie che costano 13 euro (contro ad esempio i 48 del Ferrari Riserva del Fondatore).
Questo servizio conferma una volta ancora come Ferrari come singolo fuoriclasse e la Franciacorta come territorio sono al vertice assoluto di una storia che in Italia ebbe inizio nel 1860 grazie a Carlo Gancia con le uve di moscato bianco a Canelli. È facile intestardirsi sul classico binomio da Champagne formato da Pinot e Chardonnay (in tal senso mi hanno stregato le bollicine di Ronco Calino così come sono notevoli gli sforzi della Guido Berlucchi della famiglia Ziliani verso la qualità assoluta), ma è importante sapere che nei campioni citati di Villa Sparina e La Scolza c’è Cortese di Gavi. Sono tante le belle storie italiane.