La Ferrari lancia l’allarme «Adesso siamo preoccupati»

nostro inviato a Budapest

La gara ungherese, quando mancano certi provvidenziali interventi, va come è sempre andata dall’ormai lontano 1986: che vinca l’uno o che vinca l’altro, ci si annoia che è un dispiacere. E, contrariamente alla passata edizione, i provvidenziali interventi hanno marcato visita: non si è fatto vedere Giove Pluvio, non è entrata la safety car ad azzerare simpaticamente tutto quanto realizzato nei giri precedenti; non ci sono neppure stati incidenti o guasti decisivi. Risultato: Lewis Hamilton ha vinto sereno, giusto qualche giro di apprensione sul finire, causato dallo sterzo poco preciso; idem per Raikkonen, serenamente secondo dopo mostruosa – nel senso di molto brutta – partenza di Heidfeld che gli aveva regalato una posizione. Da citare Fernando Alonso, quarto, nonostante le sberle prese dal destino sotto forma della penalizzazione di cinque posti che, sabato sera, ormai praticamente a mezzanotte, lo aveva privato della pole (lui e il team puniti dai giudici Fia per aver danneggiato la qualifica di Hamilton). Da citare ancora Felipe Massa, alla fine tredicesimo, reduce da infruttuosa rimonta: era partito quattordicesimo. Dirà: «La corsa peggiore della mia vita, è stata una gara orribile, non riesco a trovare una definizione migliore. Al via sono persino riuscito a sorpassare alcune vetture, ma alla prima staccata mi avevano di nuovo passato. La mia corsa è praticamente finita subito. Avevo la macchina carica di benzina e non c’era proprio verso: non appena provavo ad avvicinarmi a qualcuno davanti, perdevo carico aerodinamico. Comunque abbiamo una monoposto veloce, dobbiamo rifarci subito, in Turchia. Non voglio mollare».
Eppure, l’allarme sta bello stampato sul viso degli uomini di rosso vestiti. Il mondiale sta sfuggendo via, e poco conforta il gentile cadeau concesso dai giudici Fia che hanno escluso, ieri - per la vicenda Hamilton in coda dietro ad Alonso in qualifica –, la McLaren dalla conquista di punti validi per la classifica costruttori. La Ferrari è ora a quota 139, 19 punti dietro il team anglo-tedesco. Per quanto riguarda il mondiale piloti, Hamilton allunga di due punti su Raikkonen, ora terzo, venti lunghezze dietro a quota 60 (Massa resta a 59). Alonso, nonostante le sberle, resta attaccato alla vetta: il quarto posto finale lo piazza a quota 73. E con la rabbia che ha in corpo è come se fosse lui il leader.
Raikkonen, sintetico però sincero come sempre, dà voce al pensiero di tutto il pubblico della F1: «Una corsa davvero noiosa. Dopo il via non ho potuto far altro che piazzarmi dietro ad Hamilton e aspettare la fine. L’obiettivo era guadagnare punti su tutti i rivali in vetta e ci sono riuscito solo su Massa. Per cui non posso essere completamente soddisfatto. D’altra parte non c’è mai stata una vera possibilità di superare Hamilton: quando gli sono stato dietro, aspettavo solo un suo errore, ma non potevo restare a lungo in quella posizione perché poi perdevo carico aerodinamico. È ormai chiaro che su certe piste facciamo fatica in qualifica (con le gomme super soft, ndr), però credo che già in Turchia andremo decisamente meglio... Comunque, darò tutto: ormai non ho più niente da perdere».
Non si nasconde, Jean Todt. E non potrebbe dopo una gara come questa, dopo il pit in qualifica con Massa rimasto senza benzina che ha pregiudicato tutto. Dice: «Siamo lontani dalla vetta piloti e adesso sono quasi preoccupato. Però sappiamo di avere un’auto veloce, sappiamo i problemi incontrati e se, nelle prossime sei corse, riusciremo ad andare sempre con due piloti a podio, potremmo riagganciare i rivali...». A bruciapelo: non crede che un team in lotta per il titolo non dovrebbe lasciare senza benzina un pilota in qualifica? «È brutto, non ne sono felice, ma ricordatevi sempre che quelli che lavorano e fanno i pit sono gli stessi con cui abbiamo vinto tanti Gp e molti mondiali».