La Ferrari lascia il segno sui muretti di Melbourne

Due Rosse ritirate: non accadeva da 52 Gp

Benny Casadei Lucchi

Hanno lasciato il segno, le due Rosse, davanti ai 250mila dell’Albert Park, il circuito cittadino più veloce del mondo. Hanno lasciato il segno alla curva tre e sul muretto del rettilineo principale dove Felipe Massa si è ritirato al giro uno, dopo essere finito a sandwich tra Klien e Speed, e dove Michael Schumacher è andato kappaò al giro trentatré di questo Gran premio calvario e sciagura. Calvario per tutti tranne che Alonso, visti i molti botti e le quattro safety car entrate in pista ovviamente non tutte insieme. Gran premio sciagura, invece, solo e soltanto per le Ferrari del brasiliano e del tedesco. Perché Massa doveva, deve e dovrà far di tutto, tranne schiantarsi, per conservare il posto l’anno prossimo («sono veramente giù, la mia gara è durata una curva, poi Klien e Speed mi hanno preso a sandwich», dirà); e perché il tedesco darebbe tutto per tornare indietro di due anni, a fine 2004, settimo mondiale appena messo in tasca, per dire quel che non disse allora, a Spa Franchorchamps: «Ebbene, cari signori, oggi nel giorno dell’ennesimo mondiale, annuncio il mio ritiro dalle corse».
Se così fosse stato, oggi saremmo qui a dire che la Ferrari da due anni non va un granché perché non c’è più il tedesco immenso a spronarla e guidarla. Invece siamo qui a dire che l’immenso tedesco si è spiattellato al giro trentatré appunto, dopo gara francamente anonima, dopo scelta sbagliata delle gomme (ancora i polimeri a decidere tutto, sigh!) come spiegato nel dopo gara. Perché i tempi sono cambiati: nella passata stagione nessuno aveva mai messo in discussione il rendimento del sette volte campione del mondo, tutte le colpe erano finite sulle spalle larghe della F2005; quest’anno la tendenza è cambiata: Michael ha puntato addosso il dito di molti addetti ai lavori, e forse qualche pensiero titubante e represso s’insinua anche negli uomini di rosso vestiti. A Melbourne, Schumi, dopo essere balzato giù da quel che restava della 248 F1 e dopo essere balzato su nel piccolo varco tra le reti di protezione, ha spiegato perché aveva perso il controllo della Rossa finendo con due ruote sull’erba e perdendo poi il controllo: «Chi non rischia, non vince...». Quindi, quasi volesse rispondere agli sguardi dubbiosi dei presenti, ha puntualizzato: «Comunque non ho niente da rimproverarmi, perché quello è un punto favorevole per preparare un sorpasso. Ero in scia alla Honda di Button, mi ero accorto di essere più veloce di lui e le gomme, finalmente, erano andate in temperatura. I tempi erano buoni. L’unico problema è che si erano spiattellate, per questo all’imbocco del rettilineo non sono riuscito a controllare il sottosterzo e sono finito sull'erba. È stato il cordolo a farmi poi rimbalzare via. Ma non rimpiango di aver fatto quella manovra, dovevo fare così».
Questo sull’incidente, ma il tedesco ha puntato il dito soprattutto sulla scelta delle gomme: «La safety car in pista diverse volte di certo non ci ha aiutato, perché sapevamo di aver scelto gomme che sarebbero andate in temperatura più lentamente delle altre, ma avrebbero reso alla distanza... e infatti a un certo punto i tempi erano buoni. Però abbiamo sottovalutato il freddo di Melbourne». Quindi, punto sul vivo: «Il sorpasso subito da Liuzzi con la Toro Rosso (ex Minardi, ndr)? Nessuna vergogna, in quel momento avevo un grande sottosterzo, dovuto ad un'inchiodata precedente, e lui era più veloce di me, per questo gli ho dato strada». E sul passato e sul futuro: «Questa stagione non ha nulla a che vedere con il 2005. Di certo, però, dobbiamo essere più veloci in tutte le condizioni, anche quando fa freddo come qui. Il nostro campionato riparte da Imola? Mettiamola così: sono molto dispiaciuto, perché qualche punto avremmo comunque potuto farlo. Ora mi aspetto e ci aspettiamo molto dal ritorno in Europa... ma è chiaro che dobbiamo lavorare parecchio».