La Ferrari: "Provate gravi scorrettezze. Avevamo ragione"

Maranello si limita a uno scarno comunicato. "Quello che volevamo venisse fuori è venuto fuori. Non sta a noi decidere le pene"

Milano - Cinque righe secche per far sapere che «la Ferrari è soddisfatta che sia emersa la verità su questa vicenda». Chi si aspettava da Maranello una presa di posizione più articolata e velenosa è andato deluso. Impossibile avere dichiarazioni più dettagliate dal presidente Luca di Montezemolo, a cui l’amministratore delegato Jean Todt ha subito telefonato dopo la sentenza. Silenzio assoluto anche dall’azionista Fiat.

Sarebbe interessante ascoltare la reazione a caldo dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, sempre più «addosso» al Cavallino rampante, che 24 ore prima del verdetto aveva confidato di essere «molto fiducioso» e «di attendersi giustizia». La penserà ancora allo stesso modo? Avrebbe auspicato una punizione anche a carico dei piloti? A questo punto vale quanto affermato dal presidente Montezemolo l’altro giorno al Salone di Francoforte: «Se fossero riscontrati i presupposti per una nostra vittoria a tavolino ce la saremmo meritata perché partirebbe dal presupposto che chi ha vinto lo ha fatto in modo non corretto, illegale e non sportivo». La Ferrari, dunque, si limita a «prendere atto della decisione della Fia di sanzionare la Vodafone McLaren Mercedes per la violazione dell’articolo 151c del Codice sportivo internazionale» e rimarca come «alla luce delle nuove prove esaminate sono stati ulteriormente comprovati fatti e comportamenti di eccezionale gravità e seriamente pregiudizievoli dell’interesse dello sport». Ecco perché la scuderia modenese ha deciso di non presentare appello. Giustizia è fatta, anche se i due piloti Fernando Alonso e Lewis Hamilton risultano di fatto assolti.

«Quello che volevamo venisse fuori è uscito, non sta a noi decidere le pene», hanno ribadito in serata da Maranello. Come dire: avevamo ragione e il team anglotedesco ha perso la faccia davanti a tutti. Cosa farà ora la Mercedes? Come si comporteranno gli sponsor? «È questo il punto - dice al Giornale Tony Fassina, l’ex campione di rally ora imprenditore nel settore dell’auto -: a Stoccarda potrebbero anche decidere di prendere le distanze dalla McLaren per evidenti problemi d’immagine». «Se mi aspettavo una punizione anche per i piloti? Potrebbero essere stati a conoscenza della spy-story, ma non credo abbiano vissuto il caso in prima persona. E poi: come fa il dipendente di un team a denunciare il suo capo? Non è facile». Chiusa la vicenda, per Fassina è ora importante che la Ferrari non abbassi la guardia: «Nell’ultima gara li ho visti perdere un po’ di smalto e la doppietta della McLaren a Monza è stata veramente pesante per i colori di Maranello. Ora la Ferrari deve dimostrare di saper vincere sul campo, dimenticando questa brutta storia. Devo anche dire che questo tipo di spionaggio industriale è sempre esistito, anche se da parte mia non l’ho mai vissuto in modo diretto. È comunque giusto troncare con la massima severità queste scorrettezze. Lo sport dev’essere pulito, ma purtroppo così non è».

Reazioni alla sentenza di Parigi sono arrivate anche dal mondo politico. Duro e polemico, in proposito, è l’intervento dell’ex ministro Maurizio Gasparri (An) il quale si chiede: «Se la McLaren è colpevole, tanto che la Fia toglie punti alla squadra nel mondiale costruttori, perché i piloti che evidentemente hanno tratto illecito vantaggio dalle truffe della squadra non devono essere penalizzati?». L’affondo continua: «Se la scuderia ha commesso illeciti ne hanno tratto vantaggio Alonso e Hamilton, che possono battere la Ferrari per merito. Non con gli imbrogli di Dennis di cui non erano ignari. Le autorità sportive italiane si facciano rispettare». «Certo è - affermano con ironia a Maranello - che abbiamo assistito a una sentenza molto dura. Se togliessero a noi 100 milioni di euro sarebbe la crisi...».