Alla Ferrari la prima rivincita fra Italia e Francia

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Magny Cours

Sembrava un augurio istituzionale, pareva un pensiero bello per sperare che le pillole di gioia berlinesi si trasferissero nel niente campagnolo di Magny Cours. «Italia contro Francia secondo round», si diceva alla vigilia, «stavolta a pistoni e cilindri» si sottolineava. Sembrava un gioco, invece è la realtà: tutto vero, tutto certificato dai cronometri, dalla gioia mascelluta di Michele Calzolaio che se potesse, oggi, si tingerebbe d’azzurro per evocare i fasti della nostra nazionale di calcio. Prima fila tutta rossa, in Francia mancava da 45 anni, la doppietta numero 50 dicono gli statistici, la numero 49 ribattono altri statistici, quelli che puntualizzano e spezzano il filo dei numeri romantici: nella vecchia F1 le prime file erano composte anche di tre monoposto, per cui non si può dire cinquantesima tutta rossa. Ma tant’è, Schumi e Massa se ne stanno là davanti, le Renault dietro, dopo un duello grande iniziato fin dalle qualifiche: per la prima volta, nell’ultima manche delle tre di cui è composta la pole, Schumi e Alonso sono scattati all’uscita dei box come al via di un Gp. E che sfida: staccate, sorpassi in curva, «perché conta stare davanti per sfruttare ogni secondo dei giri pole» spiegherà Schumi, «perché ci divertivamo ed è stato avvincente» diranno all’unisono, «perché a ben vedere ci siamo sorpassati fra noi più in quei pochi giri che in tutto il mondiale e credo dovrebbero darci dei punti», aggiungerà Michael, «perché non c’era rischio, sapevamo benissimo di non dover chiudere troppo le traiettorie in curva... in gara non sarebbe successo» puntualizzerà Alonso. Perché è Ferrari contro Renault, perché è Italia-Francia aggiungiamo noi.
Fatto sta, il trionfo mondiale di Berlino ha saputo regalare un’aura portafortuna alle nostre bande motoristiche, perché vola la Ferrari e qui non ce lo saremmo aspettato, e vola anche Jarno Trulli con la Toyota delle delusioni finalmente in seconda fila. Indietro gli altri big, Raikkonen è solo 6°, Fisichella 7°. Accanto a Trulli il leader del mondiale, Fernando Alonso, e questo la dice tutta. I non romantici chiudono la questione parlando di gomme, e hanno ragione, ma è bello far finta che il pallone mondiale protragga il sentitissimo duello fra spaghetti e galletti. La Bridgestone ha fatto un salto avanti che sa di miracoloso, a Indy era stato camuffato dalla particolare predisposizione dei giapponesi per quell’asfalto ruvido da spellarti i polpastrelli, ma qui no, qui l’asfalto è liscio come il marmo, eppure... «In effetti – ammette Schumi, le nostre gomme hanno reso al massimo, ora dobbiamo solo scoprire come renderanno in gara perché, a causa del problema avuto alla mattina, quel piccolo incendio e le fiamme dagli scarichi, non abbiamo potuto provare a lungo».
Questa è l’incognita suprema. Quella che non fa esultare fino all’ultimo gli uomini di rosso vestiti benché ne abbiano vistosi motivi e quella che fa sperare i francesi e capitan Briatore un poco scossi dalla botta presa in casa. Nelle libere del mattino, infatti, la rossa di Michael ha patito un principio di incendio appena fermata ai box per la prima sosta. «Nulla che riguardi il motore – ha poi spiegato il tedesco – questioni elettriche, forse le altissime temperature hanno rovinato dei rivestimenti. Comunque abbiamo cambiato tutti i pezzi a rischio. Unico problema – ripete – non sappiamo quale sarà il nostro reale rendimento in gara. Ma restiamo molto fiduciosi».
E ne ha motivo. Anche perché a parargli le spalle, proprio come a Indianapolis, ci sarà il compagno brasiliano. «Pole e Felipe al mio fianco, sono felicissimo – ripete il tedesco – non potevo chiedere di più, anche perché è un risultato che, visti i problemi del mattino, un po’ mi sorprende. Adesso pensiamo solo a vincere. Massa accanto sarà fondamentale in gara, perché ci sarà un momento, non vi dico quando, in cui le nostre gomme subiranno un leggero appannamento, quello causato dal graining (la formazione di trucioli di gomma). Averlo vicino sarà molto importante, mi aiuterà a tenere lontano Alonso».
Quindi, quasi a evocare lo spirito di squadra degli azzurri di cittì Marcello Lippi, Michele, dopo i bene-bravo-bis rivolti al giovane Felipe, ringrazia anche e soprattutto i meccanici «grandissimi nel sistemare tutto dopo i problemi della mattina... il fatto che il team sia carico per il mondiale di calcio non è un danno – scherza -, anche se da noi l’atmosfera è sempre al massimo». Gli chiedono del dopo Indy, di quella vittoria fondamentale, di un successo che ha caricato lui e il team di energia positiva: «Non date troppo peso a queste cose... e neppure al fatto che qui ho vinto sette volte... questo non mi dà motivazioni ulteriori, e poi la vera motivazione è sapere che se vogliamo il mondiale dobbiamo vincere sempre». Punto.