La Ferrari: sentenza che legittima la slealtà nella Formula Uno

Furibondi, i vertici di Maranello emettono un duro comunicato: "Precedente gravissimo, a rischio la credibilità di questo sport". Todt: I colpevoli devono essere puniti, in questa decisione non c'è niente"

Parigi - Sembravano loro i colpevoli. Sono le 15 e 30 quando la Ferrari esce dalla porta di servizio della Fia, pomeriggio assolato e ventoso. Esce trafelata come fanno i colpevoli. Se potessero, Jean Todt, il direttore tecnico Mario Almondo, lo storico legale svizzero del team Henry Peter si smaterializzerebbero. Ma non possono. Devono concordare il da farsi di fronte alla sentenza-beffa del Consiglio mondiale della F1. La riunione è di quelle carbonare: per ore i telefoni non rispondono, di certo contattano il presidente Luca di Montezemolo, che è infuriato, deluso, stupito, confermeranno poi. Sono trascorse quasi tre ore dalla conclusione del processo quando Colajanni compare: «Non chie-de-te-mi commen- ti», sillaba il responsabile della comunicazione F1; ma siete arrabbiati? «Il comunicato parla chiaro»; ma ve lo aspettavate? «Il comunicato è esplicito, non ne ho mai scritti di così lunghi»; ci si aspettava che la McLaren facesse ricorso in caso di condanna, lo farete invece voi? «Possiamo farlo, ma non abbiamo ancora deciso».

I nuovi «colpevoli», colpevoli di essere stati traditi da un loro tecnico, spiati da quello avversario e beffati dal consiglio mondiale a cui si erano affidati, faticano a trattenere la rabbia. In serata, lo stesso Jean Todt farà sapere: «I colpevoli devono essere puniti; in questa sentenza non c’è niente. La McLaren è stata giudicata tale ed è incomprensibile che non si sia fatto niente. È stata dimostrata la lealtà violata ma non c’è la sanzione a quel punto inevitabile. Questa decisione è fortemente pregiudizievole per la credibilità di questo sport. Noi proseguiremo le azioni legali sul piano penale in Italia e civile in Inghilterra». Questo Todt, ma duro era stato anche il comunicato del Cavallino: «La McLaren è stata giudicata responsabile di aver violato l’articolo 151 c del regolamento sportivo e di aver quindi tenuto un “comportamento fraudolento o, comunque, pregiudizievole dell’interesse della competizione o dello sport automobilistico“; il consiglio ha però ritenuto che, in assenza di una prova certa dell’utilizzo di informazioni Ferrari su una vettura McLaren-Mercedes, non era possibile infliggere una sanzione».

Fin qui è la constatazione dei fatti parigini, l’affondo nei confronti della Fia arriva quando Maranello sottolinea che «la decisione odierna legittima comportamenti sleali in F1 e crea un precedente molto grave». Non solo. Trasforma questo campionato in una sfida sub judice visto che la Ferrari stessa potrebbe appellarsi contro questa decisione e visto che la sentenza Fia fa espresso riferimento all’eventualità che, in caso venissero portate ulteriori e incontestabili prove a carico della McLaren, il team non solo verrebbe escluso da questo mondiale (Costruttori e Piloti) ma anche dal prossimo.

«La decisione del consiglio mondiale – si legge ancora nella nota maranelliana – significa che il possesso, la conoscenza fino ai massimi vertici e l’utilizzo accertato da parte di una squadra di informazioni altamente confidenziali raccolte in maniera illecita » nel corso di diversi mesi «rappresentano una violazione non sanzionabile». La Ferrari ricorda poi che tutto ciò «è tanto più grave» in quanto avviene in uno sport in cui «sono i dettagli a fare la differenza».