La Ferrari trova Kimi e non rimpiange Schumi

Kimi Raikkonen ha fatto qualcosa di bellissimo: perché ha vinto e ci ha fatto sognare con la Rossa; e perché ha stimolato l’orgoglio nostro d’italiani a pistoni e cilindri. Ma la cosa più grande che ha saputo fare l’algido finnico, è di aver trionfato subito, con la Ferrari, e al posto di Michael Schumacher. Senza se e senza ma, senza apprendistato o corsi serali a casa di kaiser Michael. Pronti e via. Grazie a Kimi, l’addio dell’enorme tedesco fa ora meno male; e se pesa meno l’uscita di scena di un mostro sacro dell’automobilismo, figuratevi quanto possa dispiacere che uno ad uno, i vari Barrichello, Coulthard, Ralf Schumacher aprano la porticina in fondo al paddock della formula uno e si levino dalle scatole. Si potrebbe obiettare: ma anche i nostri due fieri italiani tanto giovani non sono più. Vero, ma vero anche che dalla loro hanno ben altre motivazioni e una missione non ancora abortita: Jarno Trulli, 32 anni, sta provando a resuscitare la Toyota; Giancarlo Fisichella, 34, vorrebbe finalmente giocarsi la grande chance che non ha mai avuto: far bene con un team campione del mondo. Tutti gli altri, invece, chi più chi meno, vedi Barrichello per una vita alla Ferrari, vedi Coulthard un decennio alla McLaren, vedi Schumi jr a lungo alla Williams-Bmw, le carte buone le hanno già giocate, qualcosa hanno vinto e molto sprecato. Per cui, quella è la porta: la nuova generazione ha bisogno di spazio e di posti liberi. Succede ovunque.
Esagerazioni? Non proprio, almeno a giudicare da come Coulthard ieri è volato su Wurz che quasi s’ammazza; o pensando all’idiosincrasia di Barrichello per gli specchietti retrovisori, snobbati a tal punto da far perdere le staffe al solitamente gelido Raikkonen. Se poi, nel primo Gp del dopo Schumi, s’inciampa in un Lewis Hamilton bello come il sole, sorridente come mai, veloce che pareva Alonso; se poi ci si accorge che Kubica è un fuoriclasse di soli 22 anni, che Massa ha solo 26 anni, che lo stesso Alonso ne fa 25, allora viene proprio da pensare che sia arrivato il momento.
Salendo sul podio di Melbourne, Kimi non l’ha fatto di certo apposta: il telefonino non si sentiva, gracchiava per davvero, ma l’idea che abbia rispedito al mittente la telefonata di congratulazioni di Schumi è un segno dei tempi. La nuova era della F1 è finalmente iniziata.
Benny Casadei Lucchi