Ferrari, il vuoto pneumatico

L’unica vittoria centrata dalla Ferrari quest’anno è quella morale, quella di essere finalmente riuscita a far capire quanto difficili e sudati fossero stati i successi a raffica degli ultimi sei anni. «È vero», ammette monsieur Jean Todt, quando i motori sono ormai spenti da un pezzo, quando Alonso ha già brindato al quarto sigillo ricevuto in dote da Raikkonen fuori all’ultimo giro per la sospensione a pezzi, quando persino paperino Heidfeld è tornato di nuovo sul podio, di nuovo secondo, come domenica a Montecarlo. Certo, a rinfrancare il gran capo ferrarista ci sono Barrichello terzo e Schumacher quinto, «ma non posso essere soddisfatto di questo: io sono contento solo se facciamo primo e secondo», s’infervora.
Non è contento il manager francese, non possono essere felici i tifosi, l’Italia unita da questo tifo, da questa passione trasversale che accende le domeniche nazionalpopolari. Primo e secondo era la quasi consuetudine lo scorso anno e le stagioni precedenti, ma primo e secondo è diventato oggi il sogno immenso del popolo rossovestito, dell’ingordo kaiser Michael Schumi come dello scudiero a volte ligio a volte ribelle, Rubens Barrichello.
Perché questo è successo nell’anno zero della Ferrari: zero nel senso di zero soddisfazioni, zero vittorie, zero motivi per essere felici come una volta. Perché far primo e far secondo, quest’anno, è diventato un sogno per il pubblico e un incubo per lo squadrone rampante. Solo un accenno, una piccola luce si è vista a Melbourne, gara d’esordio, era marzo, macchina vecchia, la F2004 riveduta e corretta in attesa della nuova F2005, quella domenica Rubinho conquistò la piazza d’onore dietro al nostro Fisichella, quella domenica in pochi, in Italia come in Australia, festeggiarono, perché sei anni di dominio ci avevano insegnato che far secondo significava sconfitta e nulla più.
Poi sono arrivati la Malesia dei due punti in tutto conquistati da Schumi e Barrichello, poi è arrivato il Bahrein della mezza illusione, del debutto anticipato e forzato della nuova monoposto, con Schumi a scattar secondo in griglia e zero punti in tutto a fine corsa. Ma, finalmente, ecco Imola, il Santerno, ecco l’aria di casa, le dichiarazioni di Michael e di Rubens, parole forti, parole ottimistiche «perché l’auto va bene, perché siamo fiduciosi, perché possiamo far bene» dicevano. (...)

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