«Ferraro voleva essere sepolto sotto l’àncora»

L’aveva confessato a un amico, con quella tipica riservatezza che - per le cose proprie - l’aveva sempre contraddistinto. Luigi Ferraro, medaglia d’oro al valore militare, eroe della Seconda Guerra Mondiale, dopo tante conquiste militari e civili, un desiderio l’aveva coltivato nel profondo, e nell’età avanzata si era fatto più forte. Ma non l’ha esaudito. Anzi, aspetta ancora. «Voleva essere sepolto nel cimitero di Staglieno, ma non nel Pantheon, bensì nella parte dedicata agli uomini di mare, quella contrassegnata dalla grossa àncora nera». Lo sa bene Raffaello De Caro, uno degli amici di sempre che proprio negli ultimi anni è stato più vicino all’uomo che seppe trasformare una grande passione, quella per il mare, anche in un territorio di scoperta con le innovazioni che seppe inventare e che lo rendono ancora oggi un grande precursore del mondo della subacquea.
Il discorso è ancora di attualità visto che ricorrono i sei anni dalla morte e che la salma del grande comandante riposa nel cimitero di Trieste, vicino a quella della moglie Orietta. Qualche giorno fa su queste pagine l’appello dell’esponente del Pdl Gianni Plinio per ricordarlo degnamente, come figlio di una Genova che dopo la morte, invece gli è stata matrigna.
I figli avevano chiesto la sepoltura nel Pantheon, ma tale onore fu loro negato dall’allora giunta comunale che sottolineò una connotazione «fascista», di Ferraro. «Lui non fece mai politica, mai gli interessò - argomenta invece l’amico De Caro - Lui non v’ebbe mai nulla a che fare, era un uomo d’azione e vorrei definirlo un Leonardo della subacquea».
Tante le invenzioni che cambiarono il modo di andare sott’acqua: la «maschera Pinocchio» realizzata per Cressi nel 1952, che risolse il problema della compensazione della pressione esterna, fino a quel momento irrisolto. In quell’occasione Ferraro riuscì a realizzare per primo un facciale di gomma: «Pinocchio» a cinquant’anni di distanza è ancora valida ed è la maschera più famosa al mondo. Prima ancora aveva inventato le pinne «Rondine» a scarpetta, che vengono usate ancora oggi e sono straordinarie per la loro efficienza. «Nel giardino di casa aveva un piccolo capanno dove studiava le sue scoperte - ricorda l’amico - e quella fu la sua vita, cercare sempre innovazioni per il mare, il suo grande amore». E tra i ricordi di tante chiacchierate e - perché no? - diverse sfide - arrivano quelli degli ultimi anni. «I subacquei vivono a lungo, tutti oltre gli ottant’anni - si lascia sfuggire orgoglioso De Caro - così ci siamo spesso trovati a parlare del domani, anche della morte. Ricordo in particolare che una volta, a casa mia, anche in presenza di mia figlia, Luigi mi confidò la speranza e il desiderio di essere sepolto a Genova, proprio nella sezione di Staglieno riservata agli uomini di mare. Ma non è stato esaudito». Non è però troppo tardi. «Genova è stata negligente con lui - insiste l’amico - ma si potrebbe ancora fare qualcosa. A lui non interessava il lustro del Pantheon, ma certo sarebbe contento di stare con gli uomini come lui, che vissero per il mare e che sul mare fecero molto».