Ferreri, omaggio a un talento altalenante

Nato a Milano nel 1928, Marco Ferreri morì a Parigi, dove s’era trasferito, nel 1997, proprio durante il Festival di Cannes, quello che gli aveva dato i primi trionfi. Nell’occasione Il Giornale evocò il suo quasi sempre ricordato valore di regista e il quasi sempre rimosso passato di militare della Rsi; gli inizi difficili nella Cinecittà dell’Italia democristiana come produttore e come regista, poi il successo di regista (El Pisito, 1958; El Cochecito, 1960) nella Spagna franchista, dove stranamente Ferreri aveva trovato la sua... libertà. Ciò non gli impedì, una volta tornato in Italia, di divenire un’icona progressista. Infatti i registi si occupano meno di politica che di film: il regime che glieli finanzia è sempre un buon regime. Ma forse ciò vale per qualunque mestiere.
L’articolo del Giornale su Ferreri - eterodosso rispetto alla devozione e all’autocensura d’altre commemorazioni - suscitò la replica dell’Unità con un articolo del suo critico cinematografico d’allora, Michele Anselmi. In quel periodo le idee avevano ancora un peso, seppur declinante, nel cinema come nella stampa. Perciò vedere oggi i film di Ferreri - soprattutto i primi e i migliori - permette di farsi un’idea molto imprecisa del loro potenziale dirompente allora.
Nella sua genialità, Ferreri sapeva esser irritante. Una volta rispose a cenni del capo a un radiocronista... Era il Festival di Cannes del 1978, e il regista milanese - che si era abituato alle mirabilie che di lui scrivevano in Francia - presentava una delle opere del declino: Ciao maschio con Gérard Depardieu e Gail Lawrence (domani, h. 19; mercoledì 23, h. 21,30).
La rassegna di quindici film di Ferreri alla Cineteca italiana comincia oggi allo Spazio Oberdan di via Vittorio Veneto 2 con la proiezione di Nitrato d'argento (h. 17) e Storie d'ordinaria follia (oggi, h. 19) e soprattutto del suo capolavoro, Una storia moderna: l'ape regina (h. 21,30; sabato 12, h. 19,15). Nonostante il valore molto ineguale delle opere, essa è l’occasione di vedere cinema di una qualità insolita perfino allora, quando la qualità media era ancora notevole.
Il talento di Ferreri ebbe un picco iniziale, non sempre prontamente colto dalla critica, e un abisso finale, quasi sempre negato dalla medesima, forse per un senso di colpa (lo stesso accadde con Federico Fellini).
Col senno di poi, pochi autori sono classificabili facilmente come Ferreri basandosi anche solo sulla cronologia delle opere. Da non perdere sono quindi La donna scimmia con Annie Girardot e Ugo Tognazzi (giovedì 10, h. 21; domenica 13, h. 17); El Cochecito con Nino Manfredi (venerdì 11, h. 17 e sabato 12, h. 15); Marcia nuziale con Ugo Tognazzi (giovedì 17, h. 21.30; mercoledì 23, h. 19).
Solo per lo scherno dell’interventismo umanitario, quando non si chiamava ancora così, è da segnalare Come sono buoni i bianchi! (venerdì 18, h. 17), una delle non molte interpretazioni di Maruschka Detmers, attrice olandese di non eccezionale talento ma di rara bellezza.
Omaggio a Marco Ferreri
Spazio Oberdan
da oggi al 24 gennaio
Biglietto 3/5 euro + cinetessera
tel. 02.77406300