Ferrero chiede scusa agli immigrati: governo vergognoso

Il ministro Prc: permessi troppo lenti, chiedo scusa agli immigrati. L’Ulivo: atteggiamento inquietante

Roma - Paolo Ferrero dichiara che si vergogna. Si vergogna di questo governo. Un sentimento purtroppo condiviso spesso da molti italiani. Ma Paolo Ferrero non è un signo Rossi qualsiasi. È per l’appunto un ministro proprio del governo di cui si vergogna. Ricopre un’alta carica istituzionale: responsabile della Solidarietà sociale. Eppure in una sorta di scissione alla Dottor Jeckyll e Mister Hyde, Ferrero lancia accuse all’inefficienza di un governo contro il quale poi infatti manifesterà il prossimo 20 ottobre insieme con la sinistra radicale (a parte la Sd di Mussi e Salvi) che scenderà in piazza per la difesa del welfare.

Perché Ferrero si vergogna? Durante la Conferenza nazionale sull’immigrazione il ministro tra l’altro ha fatto cenno al danno che gli stranieri subiscono per la lentezza delle procedure per ottenere il permesso di soggiorno. Agli extracomunitari Ferrero ha rivolto il suo rammarico. «Chiedo scusa e mi vergogno che lo Stato italiano li tratti in questo modo». Per il ministro «lo Stato italiano è in palese illegalità» e lui stesso sarebbe disposto a dimettersi «se questo spostasse avanti le cose».

A proposito di criminalità e immigrazione Ferrero ha riconosciuto che i cittadini convivono con sentimenti di insicurezza e paura che non dipendono però soltanto dalla crescente criminalità. «Chi fa una rapina o aggredisce una vecchietta deve finire in galera. Non c’è discussione. Ma questo non basta. Bisogna pure lavorare per ricostruire quei legami sociali di comunità, di vicinato, di amicizia, che permettano a una persona, in particolare anziana, di non sentirsi sola - ha detto il ministro -. Non sono da mettere in galera le persone come i lavavetri o chi vende per strada delle cose ma bisogna aiutarle a guadagnarsi da vivere in queste forme». Ferrero è poi tornato ad attaccare la legge sull’immigrazione del governo Berlusconi. «Una delle eredità negative della Bossi-Fini è che non funzionano le procedure burocratiche per gli immigrati regolari che stanno lavorando» e che «c’è gente che aspetta un anno il permesso di soggiorno dopo che magari è in Italia già da 20 anni e lavora normalmente». Poi per l’ennesima volta il ministro ha promesso di modificare la legge annunciando pure la volontà di introdurre «corsi per gli immigrati in cui sia possibile imparare la lingua italiana e la Costituzione italiana».

Sulla manifestazione organizzata per il 20 ottobre contro l’accordo di luglio, Ferrero ha assicurato che «non è anti governativa ma chiede al governo di applicare il programma con cui ci siamo presentati agli elettori». Parole che non convincono prima di tutto i suoi alleati. Sconcertato, Giorgio Merlo (Ulivo): «Se fossimo a teatro Ferrero sarebbe un soggetto da scritturare. Un giorno afferma di vergognarsi di stare al governo e un altro giorno sentenzia che la protesta di piazza contro il governo, cioè contro se stesso, è un momento importante per questa coalizione. Un atteggiamento che non solo non merita alcun commento ma denuncia una concezione inquietante della politica. Sarei curioso di conoscere qual è il pensiero esatto dell’onnipresente Ferrero sulla coalizione di cui fa parte e qual è la sua cultura di governo».