Ferrero: «La Finanziaria deve colpire i ricchi»

da Roma

Con la prossima Finanziaria il governo «deve finalmente ridistribuire il reddito dall’alto verso il basso, mentre negli ultimi anni è avvenuto il contrario. Insomma, deve colpire i ricchi». Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, utilizza lo scontro di classe fiscale per rilanciare la sua idea (e della sinistra estrema) di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie. «Vanno portate tutte al 20% - prosegue - con una franchigia per i piccoli patrimoni, intorno ai 100-150mila euro. In questo modo si possono ridurre le tasse sui redditi medio-bassi, sotto i 25mila euro».
E per dare valore alle proprie proposte, Ferrero ricorda che dall’83 ad oggi si è assistito ad una distribuzione a scapito dei salari ed a vantaggio delle rendite per 150 miliardi. Nella sua battaglia, il ministro trova alleato Alfiero Grandi, sottosegretario all’Economia (Sinistra democratica). Se viene alzata l’aliquota sulle rendite dal 12,5 al 20%, e vengono esclusi i titoli pubblici in circolazione, si potrebbero incassare - spiega Grandi - circa un miliardo di euro. A differenza dei giorni scorsi, però, il sottosegretario non è così sicuro che la misura troverà spazio nella manovra. «È complicato - commenta -. Dipenderà dalla capacità di arrivare ad un accordo collegiale e dalla decisione di Prodi».
Vincenzo Visco, viceministro all’Economia, gioca d’anticipo: «Non possiamo esaudire tutte le richieste che provengono da tutte le parti: è impensabile». E assicura che la manovra sarà «equilibrata e ci saranno ottime cose sul piano strutturale del sistema fiscale». Ma da New York Lamberto Dini avverte: «Siamo pronti alla battaglia sulla Finanziaria. Valuteremo di volta in volta quello che propone il governo e decideremo». E il premier Prodi, dopo un incontro con lo stesso Dini, assicura: «In questa manovra non toccheremo la tassazione sulle rendite finanziarie».
I sindacati, a partire dalla Uil, si attendono che la prossima Finanziaria possa contenere un alleggerimento del prelievo fiscale dalle buste paga; cioè, sull’Irpef. Altrimenti - sostiene Luigi Angeletti - siamo pronti a scendere in piazza. Stesso concetto ribadito anche dall’Ugl. Le imprese, invece, puntano ad una riduzione del prelievo concentrato sull’Irap e sull’Ires. Contrario ad un intervento sull’Irpef, però, è il capo del governo. Mentre un alleggerimento delle imposte sulle imprese può avvenire solo attraverso un’analoga riduzione dei contributi, con un allargamento della base imponibile. Confermate misure forfettarie per le partite Iva.
Visco, poi, sembra rivolgersi a quei ministri che, anziché indicare risparmi di spesa, hanno presentato richieste per 30 miliardi. Da qui, la necessità che le scelte vengano operate dall’Economia. Comprese quelle sull’Ici. Sia Padoa-Schioppa, sia Visco, non sono mai stati favorevoli ad un aumento delle agevolazioni. Così al vertice di domani (preceduto da un incontro con i sindacati) si presenteranno con una proposta di riduzione dell’Ici «minimale» e riguardante una limitata platea di contribuenti. Ma compensata da sconti fiscali per gli inquilini ed assegni per gli «incapienti» che sfuggono (per il basso reddito) alle agevolazioni tributarie.
Ma Visco pensa anche alla frangia estrema della maggioranza che continua a chiedere l’esclusione dalla manovra del pacchetto sul welfare. Un’ipotesi che non sembra convincere Cesare Damiano. «Quel protocollo deve essere messo in Finanziaria od in collegato alla legge, ma deve essere considerato un insieme unitario».