Ferrero, Parmalat e Barilla: dietro i colossi è pronta la carica del «made in Italy»

Le stime: nel 2026 saranno 40 i gruppi tricolori sopra il miliardo di fatturato

Ferrero, Parmalat e Barilla: ecco le prime tre industrie alimentari italiane, anche se Parmalat dopo le traversie legate alla bancarotta della famiglia Tanzi è entrata nell'orbita dei francesi di Lactalis. I fatturati sono di 9,5 miliardi per la multinazionale della Nutella (di cui 2,5 in Italia e il resto all'estero), 5,5 per il colosso lattiero-caseario e 3,3 per il primo produttore al mondo di pasta. In base ai ricavi complessivi seguono i gruppi Cremonini (carne, 3,2 miliardi), Veronesi (mangimi, pollame e salumi, 2,8), Perfetti (caramelle e gomme da masticare, 2,4), Campari (bevande, 1,5), Nestlè Italia e Gesco Amadori entrambe con un fatturato di 1,4 miliardi di euro.

La previsione della rivista specializzata Food è che molti di questi campioni del made in Italy alimentare (anche se alcuni in mano a capitali stranieri) raddoppieranno il fatturato in dieci anni, benché le grandi multinazionali restino lontane. Qualcuno crescerà anche in misura maggiore in virtù dell'espansione all'estero e soprattutto di nuove acquisizioni. Secondo Paolo Dalcò, editore di Food, l'elemento chiave sarà un passaggio che è anche culturale oltre che industriale: «Il made in Italy funziona come marchio ma non più come luogo reale di produzione. Bisognerà produrre all'estero i nostri cibi, non soltanto esportare i prodotti fabbricati all'interno dei confini nazionali. E poi si dovrà imparare a produrre secondo lo stile italiano anche alimenti locali. L'italianità deve diventare un brand, cresceranno solo i marchi che sapranno raccontare la loro storia con coerenza e serietà, comunicando meglio i loro valori, le materie prime e la preparazione dei cibi, ed essere capaci di innovare confezioni e servizio».

Dalcò è convinto che il fenomeno delle concentrazioni così forte nel resto del mondo interesserà sempre più anche l'Italia, che è sempre stato un Paese di industrie alimentari piccole e medie. «Non c'è spazio per tutti dice -. Rimarranno in pochi a generare fatturati e margini importanti. Oggi in Italia, considerando anche le multinazionali, sono una quindicina le società che fatturano oltre 1 miliardo di euro. Fra dieci anni noi pensiamo che possano arrivare a una quarantina. I mercati esteri più promettenti sono soprattutto quello Usa e quello asiatico».

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