Ferrero rilancia: chiudiamo i Cpt Scontro coi moderati dell'Unione

Roma - Chiudere definitivamente tutti i Cpt, i centri dove vengono trattenuti i clandestini. Il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, non molla.Ha appena ottenuto una mezza vittoria con il varo del disegno di legge delega di riforma della Bossi-Fini, firmato insieme con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e già punta più in alto. «Il mio obiettivo rimane la chiusura dei Cpt - dice Ferrero -. Il ddl approvato ieri rappresenta un passo in avanti verso la riduzione dei Centri di permanenza temporanea presenti sul territorio italiano (ne sono già stati chiusi tre, ndr). Con l’approvazione della legge i Cpt la smetteranno di essere un buco nero della democrazia perché finalmente saranno aperti, oltre che ai parlamentari, anche ai giornalisti».

Indifferente agli inevitabili richiami dell’Unione europea e al fatto che la decisioni in materia di immigrazione non possono essere prese in contrasto con le direttive di Bruxelles il ministro Ferrero evidentemente dà per scontata l’approvazione indolore del ddl delega da parte del Parlamento. Certamente il ministro Amato gli ha dato un grosso aiuto in questo senso, limando il testo della delega in modo da sfumare tutti i punti di contrasto interni alla stessa maggioranza. Come l’introduzione della cosiddetta autosponsorizzazione che non piace a parte del centrosinistra, a cominciare dallo stesso Amato. Ieri il ministro dell’Interno ha però difeso il ddl: «Ci aiuterà a un migliore incontro tra domandae offerta di lavoro».

Quello che è uscito dal Consiglio dei ministri appare dunque più come una dichiarazione di principi che una legge applicabile da domani. Anche perché al momento è pure priva di copertura finanziaria. Toccherà alle Camererenderla più praticabile e infatti il pompiere Piero Fassino, segretario Ds, assicura che sarà «il Parlamento a discutere» il ddl, «e se ci sarà da correggere qualcosa si correggerà, simigliorerà o lo si integrerà». Anche se resta il rischio, ripetutamente denunciato dall’opposizione, che la legge delega venga stravolta a suon di decreti. Le critiche del centrodestra irritano Ferrero che accusa Gianfranco Fini, il presidente di An, di fare «demagogia » e di voler «alimentare le guerre tra poveri». Poi Ferrero azzarda un paragone con la legge 30, la Biagi, sostenendo che con la Bossi- Fini hanno «indebolito i diritti dei lavoratori».

Ma anche nella maggioranza c’è chi non intende piegarsi a tutte le richieste della sinistra radicale. Ad esempio il partito di Antonio Di Pietro. Nello Formisano, capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato non nasconde la sua preoccupazione rispetto al fenomeno della clandestinità. «Gli immigrati servono all’azienda-Italia a tutti i livelli, dall’operaio al docente universitario, ma occorre che siano tutti regolari o regolarizzabili - dice -. Nel caso in cui non si verificassero queste due condizioni devono essere allontanati». Perplesso pure il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi. «La proposta di legge approvata dal governo va nella direzione giusta per quanto riguarda la prevenzione della clandestinità, favorendo l’immigrazione regolare - osserva Donadi -ma lascia perplessi per quanto riguarda le misure positive di prevenzione, contrasto ed espulsione di quella parte di immigrazione che resterà comunque clandestina». Donadi promette un forte impegno da parte dell’Idv per «migliorare il testo in aula». Positivo il commento del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. «Mi sembra si vada in una strada per certi aspetti giusta», dice, ricordando che ci sono «lavori che gli italiani non sono più disposti a fare».