Ferrero si presenta: porte aperte ai clandestini

«Le droghe leggere devono essere legalizzate»

Francesca Angeli

da Roma

Permesso temporaneo «per ricerca di lavoro» allo straniero che ne fa richiesta. Regolarizzazione dei clandestini che già lavorano in nero in Italia. Smantellamento progressivo dei centri di permanenza temporanea per gli extracomunitari irregolari. Liberalizzazione delle droghe leggere.
Il neoministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, non ha ancora una sedia su cui sedersi ma ha incassato deleghe essenziali (immigrazione, droghe, servizio civile) che intende mettere a frutto per rivoluzionare l’impianto di molte delle leggi approvate dal precedente governo.
Si parte con la Bossi-Fini, la legge sull’immigrazione del governo di centrodestra che per la verità aveva mantenuto sostanzialmente l’impianto del precedente provvedimento, ovvero la legge Turco-Napolitano, varata dal primo governo di Romano Prodi.
I centri di trattenimento, la gestione dei flussi, il meccanismo dell’espulsione allora li aveva voluti Giorgio Napolitano, che oggi siede sulla poltrona di presidente della Repubblica. Senza contare che quel provvedimento fu votato anche dagli esponenti di Rifondazione: da Franco Giordano a Nichi Vendola. Da Ferrero naturalmente no. Anche perché allora in Parlamento non c’era.
Dunque appena insediato Ferrero annuncia una novità dirompente. «Sulla base del programma dell’Unione, l’esecutivo ha intenzione di prevedere un permesso per ricerca di lavoro». dice Ferrero precisando anche che «questo tipo di iniziative dovrebbero essere assunte nei primi 100 giorni del nuovo esecutivo». Dunque anche uno straniero irregolare e privo di lavoro avrebbe diritto ad un permesso «temporaneo» in attesa di trovare un’occupazione. Il neoministro annuncia pure la volontà di regolarizzare tutti «gli immigrati che si trovano in Italia, anche clandestinamente, ma che hanno un lavoro». Iniziativa in qualche modo analoga a quella presa dal governo Berlusconi, che proprio con la Bossi-Fini diede il permesso di soggiorno agli extracomunitari irregolari occupati, permettendo così l’emersione dal nero di oltre settecentomila lavoratori stranieri.
I requisiti richiesti però dovrebbero essere meno rigorosi visto che per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri lo strumento ipotizzato è quello dell’autodenuncia. «Se un lavoratore immigrato, in nero, denuncia la sua condizione deve poter essere regolarizzato - spiega Ferrero -. Chi ha un lavoro, si mantiene e contribuisce all'arricchimento del Paese». Ferrero non crede nel metodo delle quote annuali e dei flussi perché, dice, «si basa su una menzogna. La legalizzazione prevede che il datore di lavoro chieda il permesso per persone che teoricamente dovrebbero stare nel Paese di origine, ma che tutti sanno essere già qui». Il ministro ricorda pure che circa 400.000 anziani in Italia sono assistiti da badanti straniere «spesso irregolari». Permesso temporaneo e regolarizzazione dei lavoratori stranieri clandestini insieme con la stipula di accordi di collaborazione con i Paesi di provenienza degli immigrati dovrebbero produrre un «prosciugamento» del fenomeno della clandestinità.
Ferrero ha ricevuto anche la delega sul Dipartimento antidroga. L’esponente di Rifondazione è un deciso antiproibizionista. «Bisogna andare verso forme di legalizzazione delle droghe leggere», dice il ministro riferendosi a marijuana e hashish. «La questione droga va deideologizzata e per farlo bisogna considerarla e affrontarla innanzitutto come un fenomeno sociale e non di ordine pubblico - sostiene -. L’ordine pubblico è uno strumento che va bene per combattere il narcotraffico, ma ce ne sono altri, e tra questi la legalizzazione delle droghe leggere». Ferrero intende anche ripotenziare i Sert, il servizio pubblico antidroga, che da tempo lamenta carenza di personale e finanziamenti. Con la legge Fini sulle droghe la disintossicazione dalle dipendenze era stata affidata anche alle strutture private accreditate operanti sul territorio senza che ci fosse la necessità del passaggio dai Sert prima obbligatorio per legge.