Ferrero: per gli stranieri più soldi e corsi di italiano sulla tv pubblica

Santelli (Fi): non è politica, è cabaret I leghisti Cota e Grimoldi: basta storielle, serve lo sciopero fiscale

da Milano

Partendo dalla convinzione che lo Stato spende in politiche per l’inserimento sociale degli stranieri regolari «poca cosa rispetto alle tasse che pagano», il ministro della Solidarietà sociale, il rifondatore Paolo Ferrero, chiede il raddoppio del fondo per l’inclusione dei migranti: dai 50 milioni previsti nella Finanziaria approvata l’anno scorso ai 100 milioni di quella che il governo sta elaborando in questi giorni. E non si limita a questo. Chiede alla Rai di insegnare l’italiano agli stranieri e annuncia lo stanziamento di 18 milioni per dare un alloggio agli immigrati nell’ambito di quattro progetti-pilota «perché non vorremmo trovarci con le banlieue domani, per cui lavoriamo a smontare i ghetti oggi». Insomma, spiega, «stiamo lavorando per il superamento dei campi nomadi».
Quanto alla Rai, Ferrero ha detto che «il sistema radiotelevisivo pubblico ci aiuterà nella diffusione della lingua italiana attraverso una trasmissione simile a quella di Alberto Manzi». Perché a suo avviso «occorre che i principi che ispirano la nostra convivenza siano diffusi attraverso il maggior numero di canali possibili».
Le reazioni dei partiti del centrodestra, rappresentanti di idee diametralmente opposte a quelle del ministro di Rifondazione, sono state tutte negative. Per Isabella Bertolini (Forza Italia) raddoppiare gli stanziamenti per gli extracomunitari «è una proposta indecente». L’esponente azzurra chiede che «i 50 milioni chiesti da Ferrero vengano destinati al comparto sicurezza». E la responsabile Sicurezza e immigrazione di Forza Italia, Jole Santelli, definisce le proposte del ministro «cabaret, non politica». Il leghista Roberto Cota invita il ministro a smetterla con le «storielle». Dal ministro non arriva mai, sottolinea Cota, «una parola sui nostri giovani e i nostri anziani».
E un altro leghista, Paolo Grimoldi, invita Romano Prodi a ricordare a Ferrero «che è ministro in Italia e non in Marocco» e conclude rilanciando l’appello allo sciopero fiscale, che «è sempre più urgente».