Ferretti: «Abbiamo portato a Shanghai l’unica barca italiana»

Antonio Risolo

nostro inviato a Genova

La forza di una vera e propria flotta: 45 barche in bella mostra tra terra ferma e darsena, 14 nuovi modelli, alcuni dei quali presentati in anteprima mondiale. E un portafoglio ordini al 1° ottobre, cioè a stagione nautica appena iniziata, di 470 milioni. Il gruppo Ferretti, reduce dal lusinghiero Salone di Cannes, anche a Genova ha schierato i suoi gioielli, vale a dire i marchi Ferretti Yachts, Pershing, Itama, Bertram, Riva, Apreamare, Mochi Craft, Custom Line e Cnr.
Ingegner Ferretti, lei a Cannes aveva detto: i giochi del nuovo anno nautico si fanno qui. Perché?
«Perché Cannes ha il vantaggio di partire prima, è una rassegna molto pericolosa per Genova. Il salone de La Plaisance è stato sempre sottovalutato. Ora Genova corre ai ripari, ma non vorrei che fosse già un po’ tardi. Le dico una cosa: è più facile portare la famiglia a Cannes che a Genova. Per mille ragioni».
Ma al di là di queste considerazioni, purtroppo vere, che cosa ha già dato Cannes e che cosa darà Genova al gruppo Ferretti?
«Se Genova ci desse quel che ci ha dato Cannes, per noi non potrebbe andare meglio».
Nel senso che il portafoglio ordini cresce giorno dopo giorno visto che dalla Costa Azzurra siete tornati con commesse per almeno 50 milioni...
«Di certo non possiamo lamentarci. Faccio un esempio. Dopo l’acquisizione di un anno fa, abbiamo dedicato particolare attenzione a Itama. Bene, la gente non aspettava altro, sapeva del nostro pesante intervento. Ed ecco che ancora prima di togliere il telo a “Itama Forty” ne avevamo già venduti 18 esemplari».
A proposito di Itama, altre acquisizioni in vista?
«No, per ora no. Itama è stata un’acquisizione più difficile del previsto. Dateci il tempo di digerirla. Certo, sul mio tavolo arriva di tutto, dalla proposta indecente a quella allettante. No, per ora stiamo fermi. Stiamo già crescendo a Sarnico e a La Spezia. ApreaMare può crescere ancora di più nel nuovo insediamento di Torre Annunziata. E Cnr (Ancona) ha in costruzione tre navi, che presto diventeranno cinque».
Parliamo di Cina. A quando lo sbarco? Come pensate di aggredire i mercati emergenti?
«Alla Fiera di Shanghai Ferretti c’era, con l’unica barca italiana. Tuttavia non è ipotizzabile produrre in Cina. Troppi componenti sono costruiti in Europa. E poi: quanto dureranno i bassi costi di produzione laggiù? Guardiamo la Turchia: li aveva bassi, oggi sono un po’ meno bassi. E poi l’esperto cinese è Del Torchio...». Infatti il nuovo amministratore delegato del gruppo annuisce: «Per ora - dice Gabriele Del Torchio - presidiamo il territorio con un ufficio commerciale. Ci sono molte incognite e qualche certezza. Il fatto che i cinesi, ad esempio, realizzeranno parecchie marine entro il 2008 (anno delle Olimpiadi, ndr) è molto positivo. Sappiamo che i cinesi vedono la barca come un oggetto che accresce di molto il prestigio personale. Valuteremo tutte le opportunità. Non solo Cina, comunque, non sottovalutiamo l’India. Vedremo».
Ingegner Ferretti, torniamo a casa nostra. I cosiddetti piccoli vanno male, si parla di crisi...
«Siamo usciti da lunghi anni di consumismo esasperato, ma nel frattempo sono sorti tanti nuovi cantieri. Guardiamo al proliferare dei costruttori di battelli pneumatici: ci sono più aziende che clienti... E non è una bestemmia. È chiaro che il piccolo mette in difficoltà il medio, quello più strutturato che spesso non riesce a sopravvivere. Purtroppo nella nautica non ci sono barriere d’entrata. Oggi bastano tre amici per costruire una barca: un architetto, un falegname e un piccolo impresario. È fatta! I risultati sono sotto gli occhi di tutti».
I diportisti, ma non solo i diportisti, chiedono a gran voce nuovi porti e nuovi posti barca...
«La gente vorrebbe andare dove non è più possibile andare: a Santa Margherita sì, a Lerici no. Perché? A Rimini ci sono mille posti. Vuoti. Preferiscono Milano Marittima. Ma lì non si può...».