Ferretti ammette: il leone d’oro spettava a Clooney

da Venezia

«Non abbiamo litigato. È stata una cosa molto democratica, com’è giusto che sia», continuava l'altra sera a ripetere il presidente della giuria Dante Ferretti. Non è un segreto, però, che tutte le decisioni siano state prese a maggioranza, nella riunione fiume di venerdì pomeriggio. Su nulla i sette giurati hanno trovato l'unanimità, e questo vorrà pur dire qualcosa. E lo dimostrano le dichiarazioni di ieri dello stesso Ferretti: «La mia preferenza era per il film di Clooney. Sia chiaro, anche il film di Ang Lee mi è piaciuto moltissimo. Però trovo che il regista americano abbia diretto benissimo il suo film, su un argomento molto importante. E il fatto che abbia avuto anche il premio per la sceneggiatura è rilevante».
Come lui la pensavano in molti, qui al Lido. Non che il divo americano sia uscito malconcio dalla contesa, l’Osella e la Coppa Volpi all’attore sono premi di tutto rispetto, ma il giorno dopo, mentre si fanno i bagagli, ci si chiede ancora: perché Clooney non ce l'ha fatta?
«Penso - ha detto ancora Ferretti - che per il regista sia stato controproducente essere una grande star che fa un film, chi lo vede come un divo resta spiazzato».
A Good Night, and Good Luck dunque non è bastato il sostegno convinto, sino alla fine, del presidente e di giurati come Claire Denis e Christine Vachon. Insomma, sarebbe stata la contrarietà degli altri quattro colleghi (Edgar Reitz, Amos Gitai, Emilia Torrini, Acheng) a espellere il film dalla fascia alta del palmarès e a quel punto è sembrato un onorevole compromesso il doppio premio, alla sceneggiatura e a Strathairn. Nessun dubbio invece su Les amants réguliers di Garrel, sin dall’inizio saldamente difeso dai tre registi in giuria per il Leone d'argento; mentre Mary sarebbe rientrato in gioco in extremis, una volta raggiunto l’accordo per il Leone d’oro a Brokeback Mountain.
E l’Italia? Fallito il tentativo di Ferretti di puntare su Margherita Buy (il film di Faenza non era proprio piaciuto), la Coppa Volpi a Giovanna Mezzogiorno ha rischiato di saltare nel corso della riunione finale; solo grazie al Leone speciale rispolverato per la Huppert (interprete del poco amato Gabrielle) il riconoscimento è tornato in quota, facendo felice l'interessata, la regista del film, RaiCinema e chi temeva un ennesimo schiaffo al cinema nazionale. Per la cronaca, La bestia nel cuore è partita benissimo: nei primi due giorni, con 260 copie, ha incassato 600mila euro, a fine weekend saranno un milione.