Ferretti ci scherza su: dovremo rinforzare la mensola del camino

Lo scenografo di «Sweeney Todd», premiato con la moglie Francesca. La gioia di Dario Marianelli, il compositore di «Espiazione»

«Com'è andata? Benissimo. Un miracolo di Padre Pio»: scherza al telefono, ancora mezzo addormentato, Pascal Vicedomini, storico animatore di cine-iniziative tra Capri e Hollywood. Davvero, dice, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo non s'aspettavano il bis per le scenografie (s'usa dire «art direction») di Sweeney Todd, tre anni dopo The Aviator. Più prevedibile, invece, l'Oscar a Dario Marianelli per le musiche di Espiazione: già candidato nel 2006 per Orgoglio e pregiudizio, il compositore pisano era già entrato nel salotto buono delle colonne sonore, conquistando un Golden Globe poche settimane fa.
Insomma, meglio non lamentarsi. I film italiani faticano a farsi strada nelle cinquine (l'ultimo fu La bestia nel cuore), e vai a sapere se è una questione di stile o di storie; ma Hollywood ci ama lo stesso, volentieri premiando il talento artistico-artigianale di scenografi, costumisti, musicisti, montatori, e non solo. Gabriele Muccino sta per dare il primo ciak al suo secondo film con Will Smith, Raoul Bova viene fermato per strada, piacciono Giovanna Mezzogiorno e Valeria Golino.
«Dovremo far rinforzare la mensola del camino: ora deve reggere quattro statuette», celia Ferretti, sempre in volo tra Roma e l'America (l'altro giorno era a Boston sul set del nuovo Scorsese). «Ero sicuro al cento per cento che avrebbe vinto Il petroliere. Una sorpresa sentire il mio nome. Non mi ero preparato neanche il discorsetto». Nel ringraziare Tim Burton e Johnny Depp, lo scenografo maceratese, cui si deve anche il restyling del veneziano Palazzo del cinema, ha temuto di fare una gaffe, confondendo il nome del regista con quello di Scorsese. «Ero confuso, non ricordo cosa ho detto, spero solo di non aver dimenticato nessuno». Creare il tenebroso e vittoriano mondo di Sweeney Todd non è stato facile: «All'inizio si pensava di realizzare tutto al computer, poi abbiamo preferito costruire scenografie reali, perlopiù in bianco e nero, facendo un’eccezione per il rosso: il colore del sangue, del giudice e della casa».
Tra lui e sua moglie, negli anni hanno accumulato sedici candidature e quattro statuette. «Questi Oscar non ce li porta via nessuno», si inorgoglisce. In passato - sembra di capire - Ferretti ha patito qualche delusione, ma adesso è il momento di festeggiare. «Dedico questi due gemelli a tutte le persone che fanno il mio mestiere», e nel dirlo alza le due statuette, quasi fossero dorati pesi da palestra sottratti alle mani rapaci del Petroliere.
Quanto al più giovane Marianelli, quasi si percepiva l'emozione nel vederlo salire sul palco. «Mi tremavano le gambe, spero di non avere detto cose troppo sconclusionate. Era come sentire parlare un'altra persona», confessa il giorno dopo. Residente a Londra dai primi anni Novanta, il compositore non ha mai smesso di mangiare spaghetti e bere vino rosso. Ovviamente ha ringraziato i genitori: «Sono stati loro a trasmettermi l'amore per la musica. A sei anni ho cominciato a studiare pianoforte, da allora non ho più smesso». Chi ha visto Espiazione, sa che la partitura, a tratti dolce e struggente, gioca con il ticchettio di una macchina per scrivere. Una scelta azzardata, quasi una sfida concettuale. «Ci siamo chiesti: vediamo un po' cosa riusciamo a fare usando il suono di una macchina da scrivere in chiave di elemento musicale? Abbiamo fatto molti esperimenti prima di azzeccare la soluzione giusta». Nel 2006 questo laconico e quieto pisano fu battuto da I segreti di Brokeback Mountain, stavolta, invece, non c'è stato nulla da espiare. Ora l'attende la terza volta con Joe Wright, per The Soloist, storia di un geniale musicista schizofrenico che vive per strada.