Ferrovie, il monitoraggio beffa

La coerenza, in politica, è un calcolo semplice. È la misura della distanza tra ciò che si dice e ciò che si fa; tra quello che si promette prima e quello che, effettivamente, si mantiene dopo, in sella alla poltrona. Piero Marrazzo, il 24 novembre del 2004, in piena campagna elettorale, aveva scandito una frase gonfia di sgomento: «È indegno che la Regione scopra, attraverso un monitoraggio, i disagi esistenti nel trasporto ferroviario pubblico: a questo punto so rende necessaria una riprogettazione politica che metta al centro il trasporto su ferro, punto nevralgico del Lazio».
Parole sante, degne di applausi e di belle speranze. Ebbene, cosa ha fatto lo stesso Piero Marrazzo a fine giugno del 2009, dunque quattro anni abbondanti dopo la sua nomina e a meno di uno dalla conclusione del suo mandato? Un bel monitoraggio «della qualità erogata nei servizi regionali e locali», tanto per cambiare, per essere originali. Lo ha affidato all’Aremol, l’Agenzia regionale per la mobilità, spendendo quasi un milione di euro di soldi pubblici, per la precisione 963 mila e spiccioli.
«Anche nel settore trasporti - commenta caustico il consigliere Fabio Desideri - alle promesse non sono seguiti gli atti concreti. Che è quello che poi conta davvero. Durante questa legislatura, a guida centrosinistra, i pendolari, i viaggiatori e i turisti sono stati lasciati soli. Ciò a fronte di decine e decine di milioni di euro spesi ogni anno per la mobilità».
Al di là della mancanza di iniziative concrete, una spesa del genere appare come minimo intempestiva. Il monitoraggio, articolato in due attività, ovvero la rilevazione reclami e il servizio di controllo e vigilanza, almeno secondo i documenti ufficiali si è concluso a fine dicembre, poche settimane fa: nel pieno della campagna elettorale dunque, il momento meno felice per propiziare interventi che avrebbero meritato di essere inseriti nelle prime pagine dell’agenda politica. «Qualcuno - reclama Desideri - dovrebbe spiegarci l’opportunità di elargire così tanti soldi per un monitoraggio effettuato in zona Cesarini. Cinque anni non sono bastati per capire i tanti problemi della rete ferroviaria?». Ma c’è di più: «Il controllo sulle tratte credo proprio sia già svolto sulla base dei contratti di servizio. In questo caso quella spesa risulterebbe doppiamente inutile».
Andando a spulciare le schede operative e la suddivisione del budget milionario, è subito evidente come la Regione abbia deciso di fare davvero le cose in grande. Ha previsto un coordinatore, «un’unità a tempo pieno - si legge - per la gestione e organizzazione del personale e degli applicativi»; a lui sono stati affiancati sedici ispettori a bordo dei treni e tre unità tra tecnici e un addetto allo sportello. Non solo, da contare ci sono le spese per lo sviluppo di un software e dell'hardware per il servizio, persino la fornitura di palmari di ultima generazione, oltre alla bolletta di un numero verde e di un servizio sms per raccogliere tutte le segnalazioni dei pendolari. Insomma, un impianto scenico di primissimo livello. «Più che un monitoraggio costoso - è critico perciò Desideri - sarebbe bastato ascoltare dal vivo la voce di chi, il treno, lo prende tutti i giorni, o fare in prima persona un giro sulle varie linee, come da manuale del buon politico. Non risulta che Marrazzo e la sua giunta abbiano viaggiato con i pendolari per rendersi conto delle loro necessità». E invece, alla fine, sono ricorsi al solito monitoraggio. Il calcolo della coerenza, in fondo, non sempre dà risultati di segno positivo.