Ferrovie, Padoa-Schioppa dà l’ok alla stangata

Gli aumenti dei biglietti vanno dal 3 al 15 per cento. Esclusi espressi e treni dei pendolari

da Roma

Cambia governo e le Ferrovie dello Stato ottengono l’aumento delle tariffe sempre negato (per non incidere sul potere d’acquisto dei viaggiatori) da Berlusconi e Tremonti. Dal primo gennaio, infatti, viaggiare in treno costerà in media il 9% in più. Gli incrementi dei biglietti vanno da un minimo del 3% a un massimo del 15% per gli Intercity. Esclusi dall’ondata di rincari i treni pendolari regionali, interregionali e gli espressi: particolarmente usati, quest’ultimi, per le lunghe tratte dal Nord al Sud.
E così, quel che Cimoli e Catania hanno sempre chiesto a Berlusconi e Tremonti (e mai ottenuto), Moretti riesce a strapparlo a Romano Prodi e Padoa-Schioppa. Infatti, come ricorda una nota delle Fs, gli adeguamenti tariffari erano bloccati da 5 anni. Durante i quali i vari uffici del ministero dell’Economia e del Cipe avevano studiato nuove formule di tariffazione (price cap e quant’altro), mai introdotte. E si arriva al prossimo primo gennaio con un aumento tariffario tradizionale. L’unica diversificazione riguarda l’esenzione delle tratte utilizzate dai pendolari.
Nella tratta Milano-Brescia, per esempio, un posto in seconda classe passerà da 11,62 a 12 euro, con un incremento di 38 centesimi. Mentre l’Eurostar Roma-Milano in seconda classe passerà da 46,48 a 51 euro, con un ritocco di oltre 4,5 euro. La prima classe dell’Alta Velocità Roma-Napoli costerà il 10% in più, mentre la seconda resterà invariata, mentre lo stesso posto della tratta Torino-Milano aumenterà del 20%: da 20 a 25 euro.
Per giustificare l’ondata di rincari, le Fs spiegano che gli incrementi equivarranno «in media ad un euro e mezzo, all’incirca il costo di un cappuccino». E ricordano come le tariffe italiane siano ancora nettamente inferiori alle medie europee. Per esempio, un Eurostar Roma-Milano in prima classe costa 74 euro e 51 euro in seconda classe. In Germania la tratta equivalente in chilometri, Hannover-Monaco, costa 159 euro in prima classe e 85 in seconda; in Francia, il collegamento Parigi-Valence (stessi chilometri della Roma-Milano), costa 115 euro in prima, e 85 euro in seconda; in Spagna, raggiungere Siviglia da Madrid, con il treno ad alta velocità, costa 105 euro in prima classe e 70 in seconda.
E sempre per trovare sostegno alla scelta di aumentare le tariffe, le Ferrovie ricordano che negli ultimi cinque anni il settore trasporti ha registrato rincari medi dell’11%. E citano i casi della benzina (+38,5%), dei trasporti aerei (+44%), dei trasporti marittimi (+38,5%). Si tratta, però, di rincari determinati in massima parte dalla componente di prezzo legata all’andamento del petroli: soltanto pochi treni locali vanno a gasolio. Insomma, le Fs utilizzano termini di paragone non certamente confrontabili con il trasporto su binario.
Secondo i consumatori dell’Adusbef, l’aumento delle tariffe ferroviarie costerà 105 euro in più a famiglia, drenando liquidità e potere d’acquisto ai consumatori per 1,8 miliardi di euro. Per bloccare l’ondata di rincari, l’Adusbef è pronta «ad impugnare la stangata ferroviaria al Tar del Lazio». Un’iniziativa, quest’ultima, che vedrà protagonista anche il Codacons. Per l’Adoc, altra sigla dei consumatori, i rincari vanno ben oltre l’inflazione registrata negli ultimi 5 anni.