Ferrovie, Di Pietro cancella il terzo valico Genova-Milano

Per il ministro mancano i fondi e non è una priorità Grillo (Fi): «I soldi ci sono»

Gianandrea Zagato

È un percorso ferroviario d’eccellenza, che collega Genova con il nord Italia e, soprattutto, con il nord Europa. È un’opera di connessione strategica per il capoluogo ligure dove i traffici marittimi realizzati dallo scalo genovese sono in continua crescita e pure per il prossimo futuro appaiono particolarmente sostenuti. Affermazioni non campate in aria ma sostenute dalle ricerche e dagli studi di settore che accompagnano la legge Obiettivo del governo Berlusconi.
Faldoni su faldoni di una realtà che il ministro delle Infrastrutture cancella in un incontro con i vertici della Regione Liguria: «Sul terzo valico ferroviario Genova-Milano non ci sono al momento fondi disponibili perché ci sono altre priorità». Virgolettato che non lascia speranze e che Antonio Di Pietro così completa: «Se nel corso degli anni avremo le risorse disponibili, anche il terzo valico verrà finanziato e realizzato ma per il momento dobbiamo finire le opere che sono ancora a metà del guado e non abbiamo i soldi per farne altre». Tutto chiaro: non c’è volontà politica di realizzare il terzo valico, quello che, calcoli progettuali alla mano, consentirebbe lo spostamento tra Genova e Milano in soli 58 minuti. E per sostenere questa scelta, Di Pietro, fa sapere che «la legge Obiettivo prevede progetti per 174 miliardi» ma «a fondo pagina c’è scritto che 114 miliardi non sono stati finanziati» e, quindi, che «lo Stato dovrebbe fare un debito solo per stampare i soldi necessari».
Opinione contestata da Luigi Grillo, capogruppo di Forza Italia nella commissione Lavori Pubblici del Senato: «Non è affatto vero che non ci sono i fondi per il terzo valico. Il Cipe ha affrontato l’argomento in diverse sedute negli ultimi tre anni e nell’agosto 2005, il Cipe ha approvato l’adeguamento monetario del costo del progetto fissandolo in 4.867 milioni con approvazione del piano finanziario per supportare l’opera». Smentita dunque la tesi del ministro Di Pietro cui si è appellato anche l’ex presidente della Regione Liguria, Sandro Biasotti: «È indispensabile la realizzazione di quest’opera. È fondamentale per scongiurare il pericolo d’isolamento della Liguria, e del nostro paese, dal resto d’Europa».
«Rischio» che, continua l’ex presidente, «vanifica il lavoro di cinque anni della giunta Biasotti concretizzatosi con l’approvazione del progetto esecutivo condiviso non solo dall’Unione europea ma anche da tutti gli altri attori interessati, dalla Regione Lombardia a quella Piemonte passando per il governo».