Ferrovieri sotto tiro In due mesi otto aggressioni

Milano-Mortara e Milano-Varese le tratte più a rischio. L’allarme del sindacato: «Una volta sui treni c’erano agenti in borghese»

Otto aggressioni in poco meno di due mesi a danno di personale delle Ferrovie dello Stato, tutte sulle solite tratte «a rischio», vale a dire Mortara-Milano, Varese-Milano, Gallarate-Luino. Fra questi episodi, ben quattro hanno avuto come scenario la stazione milanese di Porta Genova. L'espressione di Leonardo Graziano, responsabile del personale di bordo della Fit-Cisl parla da sola, mentre snocciola dati inequivocabilmente preoccupanti, relativi al bimestre febbraio-marzo.
Insomma il binomio città-sicurezza si sta trasformando in un vero e proprio «tormentone invernale» per il capoluogo lombardo: dopo che i riflettori, la scorsa settimana, si sono accesi sul corteo di esercenti e semplici cittadini, alle spalle di vicesindaco e del primo cittadino Letizia Moratti, ora un nuovo affondo è stato inflitto dalla Fit-Cisl. La Federazione italiana trasporti del sindacato, nella sede milanese di via Todino, a due passi da corso Buenos Aires, ha stabilito un ordine del giorno che scandiva tre punti chiari: sicurezza, pulizia, puntualità.
Un comunicato firmato da Leonardo Graziano chiarisce il punto centrale del problema: «Ondate di violenza ormai da molto tempo colpiscono i colleghi del personale di bordo in modo grave e con lesioni permanenti. Vogliamo ricordare che non molto tempo fa circolavano sui treni agenti di polizia ferroviaria in borghese che agivano da deterrente nei confronti dei malintenzionati. Pertanto chiediamo di aprire subito un confronto fra sindacato e azienda unitamente alle istituzioni competenti per cercare una soluzione a questo grave problema».
Da parte sua il segretario regionale della Fit Lombardia, Dario Balotta, conferma lo sciopero previsto per la giornata di venerdì 13 aprile, un'astensione dal lavoro motivata dall'opposizione a una liberalizzazione definita «senza regole», a un possibile ridimensionamento delle Ferrovie dello Stato, e «per focalizzare l'attenzione su una politica di trasporti che incentivi il traffico ferroviario a favore di un piano d'impresa finalizzato allo sviluppo». Balotta evidenzia lo stato allarmante in cui versa il trasporto cargo che registra una voragine di 600 milioni di disavanzo, a fronte di una situazione riscontrabile in Paesi limitrofi come la Germania dove il trasporto merce su rotaia è incrementato fino al 10,9 per cento. «Dobbiamo intercettare con una qualità maggiore quei 16mila chilometri di trasporto personale annuale - spiega Balotta - e riusciremo in questo tentativo se sapremo offrire un segnale concreto di miglioramento per quanto riguarda la sicurezza, la puntualità, la pulizia, un'integrazione tariffaria vantaggiosa; solo in questa direzione potremo pensare a un giustificato aumento delle tariffe».
Se la situazione relativa ai treni merci si presenta disastrosa al momento, sicuramente regge il trasporto regionale metropolitano e le tratte Eurostar, anche se «servirebbero tecnologie più avanzate e un deciso investimento sul materiale rotabile per aumentare il rapporto treni/giorno relativo alle più importanti stazioni della regione. Ma fondamentale si rivelerebbe un forte decentramento dell'azienda che ha un'organizzazione produttiva inefficiente: ogni decisione viene presa a Roma - dice Balotta - anche se un terzo del traffico ferroviario nazionale si concentra in Lombardia, zona che detiene il primato di vecchiaia del suo parco rotabile, con una media di 29 anni».
A fronte di questa matassa intricata, viene proposta dal direttivo del Sindacato l'apertura di un tavolo permanente fra Trenitalia, Rete ferroviaria italiana, Regione e Comuni delle città capoluogo.