Ferrovieri terrorizzati: «Due aggressioni al mese ora facciamo sciopero»

La richiesta di Dario Ballotta di Fit-Cisl: «Serve più personale, tornelli di accesso e telecamere»

Hanno paura quando iniziano il loro turno di lavoro. Agli insulti ormai non fanno neanche più caso, ora però temono le aggressioni, quelle vere. Sono i capitreno che lavorano sui convogli che collegano le città lombarde, vetture vecchie e spesso in ritardo, cariche di pendolari arrabbiati.
I dati giustificano le loro ansie: quest’anno, infatti, le violenze hanno raggiunto cifre record. Da gennaio a settembre Trenitalia ha rilevato sedici gravi episodi di aggressione al personale ferroviario, la metà dei quali ha coinvolto donne. Non rischiano solo i ferrovieri, anche i viaggiatori, troppo spesso obiettivo dei borseggiatori.
«Siamo pronti a scioperare - promette Dario Balotta, segretario generale Fit-Cisl - se l’incontro di questa settimana dovesse concludersi con un nulla di fatto, allora incroceremo le braccia». Chiedono di lavorare in condizioni più sicure, senza indossare l’elmetto una volta saliti sul treno. Hanno le idee chiare i ferrovieri: vogliono più personale sulle linee a rischio (in cima alla lista nera la Varese-Legnano-Rho), patti chiari con la Polfer, tornelli di accesso nelle stazioni grandi per filtrare i «portoghesi» che affollano i convogli e più telecamere nelle stazioni con un sistema di controllo diretto.