La Festa dell’Unità è in rosso

(...) milanese. Dichiarazione frutto più della sottrazione che dell’addizione: passo indietro rispetto all’ultima edizione nazionale, quella di Genova che nelle casse diessine portò quasi tre milioni e seicentomila euro. Il piatto piange a cinque giorni dalla chiusura: secondo il bilancio messo a punto da Lino Paganelli, responsabile nazionale delle feste, all’appello mancano duecentomila euro rispetto ai tre milioni di introiti previsti per coprire tutte le spese e andare in pareggio.
Ammesso che, naturalmente, il 19 settembre l’introito arrivi a quota due milioni e ottocentomila, «ipotesi realistica perché in quest’ultimi giorni raddoppiano i visitatori, solo al comizio del segretario Piero Fassino arriveranno, al minimo, centomila persone» dichiara Franco Mirabelli. Ottimismo pro cassetta del segretario provinciale ds sulle cui spalle ricade l’onere e l’onore dei ventisei giorni di politica festaiola, «al netto dei costi per le infrastrutture realizzate su 150mila metri quadri e che rimarranno alla città, l’utile dovrebbe aggirarsi intorno ai centomila euro». Virgolettato di chi sa che per piazzarsi alla festa si paga 2.500 euro più iva alla Meeting & Communication 2000 srl, società con sede allo stesso indirizzo della federazione milanese ds, e che tirando le somme sostiene «di avvertire il peso della crisi, la gente spende poco anche qui». Tesi precostituita per la prima festa nazionale dove però non si sborsa un cent per concerti e spettacoli, tranne che per quelli di Daniele Luttazzi, Serena Dandini e Beppe Grillo. Party a pagamento dei satirici che fanno vincere Romano Prodi perché viaggia su un pullman.