LA FESTA È GIÀ FINITA

Mai come quest’anno sarà vero l’adagio: l’Epifania, tutte le feste si porta via. Sarà vero per il governo ma, soprattutto, sarà vero per gli italiani.
Partiamo dal governo. Come scrive Gian Battista Bozzo sono quattro i capitoli molto spinosi che il Professore si trova davanti. Diciamo subito che tutti e quattro dimostrano il contrario di quanto ha detto lo stesso Prodi nella conferenza stampa di fine anno. E cioè che quanto fatto dal governo precedente non era poi così male e che quello che vorrebbero fare i più ragionevoli di questo governo non è possibile, perché il sindacato e la sinistra radicale non glielo fanno fare. Solita minestra, ma questo governo - non ci illudiamo - non salta la finestra. Pensioni. L’età pensionabile sarà innalzata, ma molto più lentamente. La sinistra radicale ha lanciato la parola d’ordine: «Con le pensioni non si fa cassa». E allora a cosa serve alzare l’età pensionabile? A evitare a un po’ di italiani il problema del tempo libero? La verità è che questo governo non è in grado riformare le pensioni. Punto e basta. Legge Biagi. Ora al governo dicono che verrà solo ritoccata. Per dare un po’ più di ammortizzatori a chi è meno protetto, ma dicono anche che tutto questo costa, e quindi, sostanzialmente, che non si può fare. Nulla di nuovo sotto il sole. Alitalia. Tanto per gradire i sindacati hanno proclamato per il 19 gennaio uno sciopero generale dell’aria. Più che aria qui si tratta di fumo. E di scioperi che per riuscire a definirli non ci rimane che ricorrere a Totò. Sono scioperi a prescindere: intanto si fanno, al buio, e poi si vedrà. Legge finanziaria. Dopo la tirata di orecchi del presidente Napolitano sul maxiemendamento hanno deciso che la vogliono riformare. Ma il problema, come sanno tutti gli italiani, diciamo dai 14 anni in su, non è riformare la legge finanziaria (per questo governo), ma trovare un punto d’accordo che non c’è, salvo la fiducia che garantisce la seggiola.
Per non parlare poi delle questioni cosiddette «etiche». Qui siamo addirittura al contrappasso dantesco, cioè un governo che vorrebbe legiferare sulle unioni, sui matrimoni e quant’altro essendo il più diviso che la storia repubblicana ricordi. Condannati da se stessi alla divisione, vorrebbero fare una legge sull’unione, ma il caos regna in modo totale.
Vediamo ora perché le feste verranno portate via anche, e soprattutto, agli italiani. Non che quanto abbiamo detto sopra non li riguardi, ma su tutto questo si vedrà. Quello che invece si comincia già a vedere dai primi giorni dell’anno è tutto ciò che verrà portato via dalle loro tasche. L’Adusbef ha calcolato in 525 euro a famiglia - s’intende come media - ciò che gli italiani dovranno pagare in più di pedaggi, tariffe, bolli, Ici, Tarsu (tassa rifiuti) e anche per godersi i programmi della Rai. In più le tasse. Il conto quindi sarà ben maggiore. E qui sorgeranno i problemi veri, che riguardano la vita quotidiana di tutti, ma in particolar modo degli italiani che appartengono alle fasce di reddito medio-basse.
Si potrebbe discutere se sia più importante fare una politica economica dell’offerta (cioè che aumenti la concorrenza e che diminuisca i vari pesi che le imprese affrontano), o se sia da privilegiare una politica della domanda (e cioè, in qualche modo, metta più soldi in tasca ai consumatori). Due cose sono certe: è stato ingiusto colpire le fasce medio-basse; salvo miracoli, manovre che deprimono la domanda difficilmente generano una ripresa equa ed efficace.