Festa in mare, cade e l’elica lo massacra

Fabrizio Graffione
Intorno all'elica del 40 cavalli la bandiera tricolore attorcigliata insieme al colletto della polo Fred Perry. Nel gavone sotto al timone un paio di bottiglie di spumante ancora intatte. Carlo Alberto Cavenaghi, 20 anni, residente a Cernusco sul Naviglio, vicino Milano, non ce l'ha fatta a stapparle per celebrare la vittoria degli azzurri alla finale di Berlino. Doveva essere una notte di baldoria come hanno fatto in tanti. Quel giro clandestino sul gommone rosso preso senza autorizzazione al circolo nautico di Rapallo, dove il giovane studente universitario era socio fino a qualche mese fa, gli è stato fatale. Lo scafo gli serviva per trasportare i suoi amici, che lo attendevano in piazzetta a Santa Margherita, al largo. Voleva andarli a prendere, partendo dal Carlo Riva, e portarli a fare il bagno notturno dopo la vittoria sulla squadra francese. Invece quel breve viaggio, a metà strada, si è trasformato in tragedia. Intorno alle 3 dell'altra notte, a 300 metri dalla costa di San Michele di Pagana, le spericolate evoluzioni sul mare calmissimo della riviera hanno catapultato in acqua Carlo Alberto e un altro coetaneo, Marco M. R., operaio di Cernusco sul Naviglio, che lo aveva accompagnato. A trovarlo, qualche ora più tardi, sono stati i sommozzatori dei vigili del fuoco di Genova a una ventina di metri di profondità. È stato colpito alla testa, alla nuca, alla spalla e alla faccia, dall'elica del motore. Probabilmente ha perso conoscenza prima di morire. I polmoni si sono riempiti d'acqua ed è quindi annegato. Niente da fare per il giovane nonostante i soccorsi della guardia costiera che comunque sono partiti immediatamente dalla capitaneria di porto di Santa Margherita e da Genova con tre gommoni veloci e due motovedette.
Tutto comincia l'altro giorno. Carlo Alberto, come tante altre volte, invita un amico e un'amica che frequentano con lui il primo anno di università a Milano. A loro si aggiunge l'operaio che abita vicino a Cernusco sul Naviglio. Il giovane approfitta del permesso dei genitori che gli concedono l'uso della villetta di proprietà a S. Ambrogio, sopra Zoagli. I quattro hanno due auto. L'altra sera decidono di seguire la partita dell'Italia contro la Francia a casa. Nel pomeriggio fanno la spesa. Comprano il cibo per la cena e tanti liquori, ma soprattutto le bottiglie di spumante da stappare in caso di vittoria degli azzurri. Urlano, mangiano e bevono. Insieme, come tanti altri tifosi italiani. Seguono i rigori e il gol decisivo di Fabio Grosso. Poi comincia la baldoria nel soggiorno della villetta. Si continua a bere e a festeggiare. I quattro decidono di scendere in paese. L'amico e l'amica su un auto. La vittima e l'operaio su un'altra vettura. Si inseguono per le strade di Zoagli, poi si dirigono a Rapallo. Intorno a loro c'è il carosello dei tifosi con i clacson, i petardi, le urla e le bandiere tricolori che sventolano in segno di vittoria. Poi il gruppetto si dirige verso Santa Margherita piena zeppa di persone in piazza. Lasciano le auto poco distante dal punto di ritrovo dei giovani, di fronte alle pizzerie, al Sabot e al Miami american bar. È quasi l'una di notte. I quattro incontrano altri amici milanesi. Restano nella piazzetta in parte accovacciati sul muretto, in parte in piedi a sventolare il tricolore. L'euforia è tanta. I bicchieri riempiti di alcol anche. Tutti fanno baldoria. Dopo un altro paio d'ore Carlo Alberto convince l'amico operaio a seguirlo per tornare a Rapallo. Dice che conosce un posto dove scovare un gommone. Vuole invitare gli amici a fare una gita in notturna in mare per fare il bagno. L'amico accetta, anche se è la prima volta che naviga da quelle parti. Gli altri rispondono di aspettarli poco lontano dalla piazzetta, dove c'è il piccolo molo turistico, per poi andare al largo. Il mare è calmissimo e la notte è calda. I giovani prendono un'auto, arrivano al circolo nautico di Rapallo. Carlo Alberto fruga da qualche parte e prende la chiave del motore dello scafo lungo quattro metri e mezzo. Lui aveva frequentato un corso di vela proprio presso la struttura rapallese e conosce come si fanno virate e come navigare in notturna. L'amico, dopo alcuni tentennamenti, si fida e sale con lui sul gommone. Carlo Alberto esce dal Carlo Riva e comincia a fare evoluzioni e virate da brividi. L'amico gli urla di fermarsi, ma non fa in tempo. Poco distante da San Michele di Pagana il dramma. Probabilmente a causa della forte velocità i due vengono sbalzati fuori dal gommone e finiscono in acqua. Carlo Alberto non ha il meccanismo di sicurezza, cioè il cavo legato alla chiavetta del motore, che blocca l'elica. Il gommone, come impazzito, continua a vagolare per il mare girando su se stesso. L'amico gli dice di nuotare verso la riva. Si affanna per dieci minuti con bracciate vigorose. Arriva al giardinetto di poppa di un grosso yacht inglese ormeggiato in rada di fronte alla spiaggia di San Michele di Pagana. Si vola, ma Carlo Alberto non c'è. Sale a bordo, sveglia l'equipaggio che lancia i soccorsi chiamando la capitaneria di porto. Il comandante, Leonardo Deri, ordina subito a tre gommoni di uscire in mare. Li raggiungono una motovedetta e un'altra da Genova. Trovano il gommone che, ancora col motore impallato, pericolosamente sta girando a 300 metri dalla costa. Con una rete riescono a bloccare l'elica e a fermarlo. A bordo non c'è nessuno. Intorno al motore trovano la bandiera tricolore e il colletto della maglietta. Le ricerche della vittima continuano nella speranza di trovare Carlo Alberto che galleggia, soltanto ferito. Poco prima delle 5 arrivano i sommozzatori che si tuffano in acqua e dopo una mezz'oretta trovano il corpo a una ventina di metri di profondità con i polmoni pieni d'acqua. Per lui niente da fare. I genitori, avvertiti dalla capitaneria di porto, sono arrivati da Milano all'alba di ieri. Il giovane amico, in stato di choc, ma salvo, ha potuto soltanto dire che forse Carlo Alberto voleva fermare il gommone e che si sentiva in colpa per averlo preso al circolo rapallese.