La festa di Napoleone in porto

Pier Luigi Gardella

A fine giugno ricorrono i duecento anni dalla trionfale venuta a Genova di Napoleone Bonaparte. Reduce da Milano dove si era solennemente incoronato Re d'Italia con la Corona Ferrea («…Dio me l'ha data e guai chi la tocca!»), dopo la definitiva annessione della Repubblica di Genova all'Impero Francese, Napoleone giunge, con l'Imperatrice Giuseppina, il 30 giugno 1805 a Genova, accolto da un eccitato entusiasmo delle popolazioni e delle stesse autorità locali. Sono le cronache del tempo a raccontarci questa visita, in particolare la Gazzetta di Genova nei numeri di giugno e di luglio. Napoleone giunge nel mattino proveniente da Gavi attraverso il Passo della Bocchetta, risistemato per l'occasione. È accolto alla Porta della Lanterna, oggi scomparsa, «tra il rimbombo dei cannoni e dei sacri bronzi». Michelangelo Cambiaso, il Maire gli porge il saluto di Genova e dei Genovesi consegnandogli le chiavi della città, che Napoleone rifiuta, dicendo che esse erano «troppo ben affidate alla fedeltà del Maire». Anche il Clero omaggia Napoleone con l'incensazione, fatta dall'Arcivescovo Spina nella vicina chiesa di San Teodoro.
Il soggiorno genovese del sovrano è previsto al Palazzo del Principe in Fassolo, dove il Bonaparte dormirà nella stessa stanza dove già soggiornò Carlo V. Napoleone si ferma a Genova sino al 5 luglio, e sono giornate intense: affronta con i notabili genovesi i primi problemi relativi all'organizzazione del nuovo assetto territoriale della ex Repubblica Genovese, con i nuovi tre Dipartimenti appena creati, visita il porto, le fortificazioni, i cantieri navali. La sera del 2 luglio la città organizza in suo onore una grandiosa Festa del mare in porto. È stata approntata allo scopo una grande piattaforma galleggiante, denominata Pantheon Marittimo, con sedici colonne ioniche che sorreggono una grande cupola decorata. Sul Pantheon, illuminato da sedici grandi lampadari, prendono posto i Sovrani, mentre attorno ad essi, le acque del porto, brulicano di imbarcazioni e battelli, con gli invitati. Un'orchestra collocata su piccole isole galleggianti allieta la serata, che si concluderà con un grandioso spettacolo di fuochi artificiali sulla punta dei due moli principali del porto e con la Lanterna trasformata in una sorta di vulcano eruttante luci e fuochi.
La città non ha badato a spese: nonostante la comprensibile perplessità verso il nuovo regime da parte dell'antica nobiltà genovese, le autorità comunali hanno eretto archi trionfali, hanno illuminato a giorno tutta la città, organizzano ricevimenti e banchetti. Viene addirittura affidata ad un architetto tra i più in vista, Carlo Barabino, la direzione dei lavori per l'esecuzione dell'illuminazione nelle strade.
Il 5 luglio è previsto il solenne Te Deum in Cattedrale: il Cardinale ed i Vescovi dei Dipartimenti prestano giuramento di obbedienza alla Costituzione e di fedeltà all'Imperatore. È il trionfo genovese di Napoleone con la classe politica e la Chiesa, a lui, almeno formalmente, asservite.
Dopo sei giorni, Napoleone lascia Genova, ponendosi in viaggio, diretto a Torino, a sera tarda, forse per evitare i disagi del caldo estivo. La città e i borghi della periferia lo acclamano: l'illusione imperiale durerà ancora poco meno di un decennio.

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