Festa per nonna Rosa, 110 anni

Nata nel 1895, ha attraversato tre secoli. I suoi racconti parlano di un passato prezioso

Augusto Pozzoli

Una eccezionale festa di compleanno per Rosa Gay all’Istituto Redaelli di via Marco d’Alviano che oggi compie 110 anni. «È la donna più vecchia di Milano e, mi dicono, di tutta la Lombardia – commenta Rodolfo Masto, presidente dell’ente –. È la nostra mascotte, ormai da alcuni anni si trova a celebrare con noi questa ricorrenza. Per festeggiarla ho invitato tutte le autorità della città. Se lo merita, perché siamo di fronte a un avvenimento come questo davvero raro, la nostra ospite ha la fortuna di aver vissuto una vita che abbraccia due millenni e tre secoli con due conflitti mondiali. Ne ha viste davvero tante, e ancora adesso riesce a raccontare cose che si perdono nella notte del tempo passato».
Nata in un paesino dell’Astigiano nel 1895, Rosa Gay è venuta con la famiglia nella nostra città ancora bambina e qui ha sempre vissuto. Da tre anni secondo l’anagrafe è la milanese più longeva. Una vita di lavoro intenso, come sarta del quartiere, a Porta Ticinese. «Qui – testimonia Roberto D’Angelo, il geriatra direttore sanitario del Redaelli – tutti, ospiti e personale, la conoscono e le sono affezionati. Quando arrivò in istituto a cent’anno compiuti in seguito a un incidente che non le consentiva più di stare da sola, continuava a lavorare. Quante infermiere sono riuscite a farsi confezionare un abitino! Poi, col passar del tempo, non ce l’ha fatta più, ma ha continuato a intrattenere con tutti dei rapporti di grande cordialità. I volontari, i più giovani, hanno il piacerei farle compagnia per sentire i suoi racconti di vita». L’età eccezionale adesso comincia però a lasciare il segno. Rosa sta perdendo da qualche mese la sua verve e la sua lucidità. Ieri mattina, in particolare, mentre nel reparto si facevano i preparativi per la sua festa di compleanno, non era di buon umore. Alla caporeparto che cercava di coinvolgerla nei preparativi per la ricorrenza rispondeva scontrosa: «Non voglio parlare, perché mi avete perso il mio golf più bello». Poi ha girato la sua carrozzina e si è diretta verso il reparto accanto: «Va dalla dottoressa sua amica – dicono - perché le dà sempre qualche caramella». Se ne va cantando, una canzone che nessuno conosce. «È una canzone che riaffiora dalla sua memoria da bambina – spiega il geriatra D’Angelo –. I ricordi più lontani sono oggi i più vivi. Come quando parla del fidanzato che aveva da ragazzina, e ride al ricordo. Un fidanzato che non ha mai sposato, arrivando a questa età ancora nubile». E il segreto di tanta longevità? Il geriatra allarga le braccia e dice: «Ai congressi ricordo solo la presentazione di un caso di una donna di 116 anni, una francese. E quando la scienza cerca di spiegarsi come si arriva ad un traguardo di vita così eccezionale, finora ha dato solo un a risposta: il ciclo vitale è iscritto nei geni». E poi aggiunge: «Rosa ha poi il vantaggio di essere una donna, e si sa che le donne hanno una promessa di vita ben più lunga di quella degli uomini. Qui quando si libera un posto maschile, quel posto resta libero per tanti giorni. Ma se decede una donna il posto viene subito occupato perché dopo gli ottant’anni c’è un rapporto di due donne a un uomo. Anche questa sembra ormai una legge di vita».
Al Redaelli trovano oggi ospitalità altre 7 persone ultracentenarie. Tutte donne. E tutte saranno lì oggi attorno a Rosa a spegnere sulla torta 110 candeline.

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