Alla festa di An gli operai licenziati Alemanno s’improvvisa sindacalista

Cremonini chiude lo stabilimento di Rieti e i dipendenti vanno a protestare al comizio. Il ministro telefona in diretta all’industriale e poi propone una soluzione

Luca Telese

nostro inviato a Rieti

Colpo di scena con operai alla festa del Secolo d’Italia e in una serata drammatica, l’apertura della festa nazionale di An passa dal dramma al lieto fine (?), da Furore a La classe operaia va in paradiso. È nato un ministro sindacalista che tratta in diretta con il padrone.
È successo questo, Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole, leader della Destra sociale, era stato invitato dall’organizzatore della festa, Guglielmo Rositani - da sempre il riferimento del partito nel Reatino - per aprire i lavori. Nel momento del massimo scontro dentro An, ovviamente, l’interesse per il discorso del ministro era alto. Se non che, ieri mattina, alla vigilia del comizio, il colpo di scena: 108 lettere di licenziamento, per gli operai dell’Inalca, azienda di trattamento carni del gruppo Cremonini, insediata proprio nel cuore della città. Gli operai, licenziati senza il minimo preavviso (26 di loro sono iscritti all’Ugl, il sindacato vicino al partito) erano corsi alla festa, a metà fra la rabbia e la disperazione, pronti a protestare con il ministro. E qui, la coppia Rositani-Alemanno (deputato del collegio e ministro), tira fuori il coniglio dal cappello. Alemanno si siede a un tavolino, inizia a interrogare gli operai, Rositani fornisce i dati sulla fabbrica, che in questo momento copre il grosso della produzione delle scatolette Montana. Il motivo della chiusura? Secondo il gruppo Cremonini mancava l’approvvigionamento di carne. La risposta degli operai: è un pretesto per portare la produzione altrove. A questo punto entra in funzione Alemanno, che pare l’Oliviero Beha di Radio Zorro. Prima si toglie la giacca, poi chiama al telefono Cremonini e lascia di stucco tutti, nel capannello che gli si è fatto intorno, con questa frase: «Sono Alemanno, ho davanti a me i tuoi operai che hai messo per strada». Dopo di che inizia una trattativa lampo. Il ministro termina la conversazione, ritorna tra i rappresentanti sindacali, azzarda una proposta: «Possiamo applicare uno schema di ristrutturazione che ha già funzionato altrove. Coinvolgiamo Sviluppo Italia, qualche imprenditore locale, voi vi costituite in consorzio o in cooperativa e vi agganciamo alla filiera territoriale, magari recuperando anche il mattatoio cittadino che è in deficit». I sindacalisti sono perplessi: «E Cremonini?». Alemanno: «Dice che non vuole fare la fine di Tanzi... Però con lui si può trattare, potremo ottenere da lui l’affitto della fabbrica a costo zero se voi interrompete lo sciopero. Bisogna subito fare una riunione». Gli operai: «E quando?». Alemanno guarda Rositani e risponde «Stasera stessa, alle 11.30 dopo il mio comizio, vi va bene?». I sindacalisti sono soddisfatti, ma anche molto cauti: «Dovremmo sentire gli altri rappresentanti». Rositani: «E chiamateli tutti così ne discutiamo insieme». Certo, sarebbe comunque una soluzione tutta da inventare, ma Alemanno usa argomenti molto persuasivi: «Che cosa avete da perdere? Proviamo questa carta, io vi prometto che mi impegno e che il ministero offre la sua garanzia. È quello che posso fare». Il vero paradosso, è che nella conversazione con il ministro il magnate delle carni ha anche offerto la sua disponibilità eventuale, a riacquistare la produzione della new company, qualora riuscisse a riavviare l’attività. «È un modo di fare - spiega Rositani - che a me lascia molto perplesso». Ma Alemanno è possibilista: «Sarebbe un bell’esempio di identità declinata nei programmi, eh-eh-eh, noi della destra sociale ragioniamo così». Il comizio ovviamente quasi salta, incomincia in ritardo, ma va bene così.
Spiega Alemanno che le questioni politiche di An si risolvono negli organismi statutari, cioè nella direzione del 28, e quelle ideali, nel seminario organizzato da Area, la rivista della sua corrente (domani e dopo) a Orvieto. Quanto alle ipotesi di nuove alleanza nel partito, Alemanno chiude con una battuta: «Io e Gasparri ci conosciamo da trentaquattro anni, non ci vedo nulla di strano se facciamo una chiacchierata o se ce ne andiamo a prendere un caffè insieme». Di questi tempi in An - dopo il caso Fini - pronunciare la parola caffè è già un atto di coraggio.