Festa in plancia per il varo del Toti «Visitarlo un sogno che si avvera»

Il ministro Buttiglione: «Dirò a Tremonti che investire in cultura paga»

«Certe cose succedono solo a Milano...». Lo dice sorridendo Rocco Buttiglione, ministro della Cultura, a pochi metri dal sommergibile. Pensa a quella che il sindaco, pochi minuti prima, ha chiamato «la grande impresa per la città e la nazione»: portare l’Enrico Toti, un gigante d’acciaio lungo 47 metri, dal porto di Cremona al Museo della scienza e della tecnologia. Dal 14 agosto il «killer del Mediterraneo» (così veniva chiamato durate la Guerra Fredda, quando dava la caccia ai sottomarini sovietici) è ancorato in un’area del museo; sono serviti quattro mesi per renderlo visitabile al pubblico anche dall’interno. Ieri è stato il giorno del «varo», il secondo della sua storia iniziata nel 1967.
E festa è stata, con la banda a suonare l’inno nazionale, il taglio del nastro, gli ex sommergibilisti in posa sotto l’elica color oro per la foto ricordo, autorità e signore impellicciate che, indossato il caschetto bianco, entrano nel «ventre» del sommergibile per vedere da vicino cuccette, strumenti, la sala siluri. Ci sono i vigili che lo hanno scortato, i tecnici della Fagioli, la ditta che l’ha fissato a un carrello con 240 ruote e portato da Cremona a Milano. Viene nominato «primo comandante del Toti al museo» Vittorino Beltrami, che su altri sommergibili - più vecchi - ha combattuto per tre anni dopo il 1941. «Il nostro pensiero va a chi era sui cento sottomarini affondati nella seconda guerra mondiale - aggiunge Sergio Biraghi, capo di stato maggiore della Marina, uno degli artefici del viaggio del Toti verso Milano, la sua città -. Venivo al museo anche da bambino. Esporre questo pezzo della nostra storia qui sarà importante per i giovani: tra loro ci sarà chi sceglierà cosa fare da grande visitando queste sale. È importante far sapere che chi viene nella Marina, da sempre, trova la tecnologia».
Nei discorsi di tutti, dalle autorità ai giovani marinai schierati sotto il sommergibile, tornano le immagini della notte di agosto in cui il Toti ha attraversato Milano «sfiorando i palazzi, marciando sui ponti mobili che avevamo predisposto perché questo bestione da 480 tonnallate non facesse franare condotte e gallerie», dice il vicesindaco, Riccardo De Corato. «Ricordo bene l’entusiasmo e visitarlo ora è un sogno che si avvera, aspettavo questo giorno come un bambino», aggiunge Gabriele Albertini prima di salire la scaletta di ferro che porta all’interno del sommergibile. Nel giorno della presentazione ufficiale alla città si può svelare qualche piccolo retroscena di un’impresa costata 2 milioni di euro. «Quando siamo partiti con il progetto in cassa c’era la metà dei soldi necessari per l’impresa, ci abbiamo creduto, sono arrivati gli sponsor e ce l’abbiamo fatta», raccontano Michele Perini, presidente del museo, e Fiorenzo Galli, il direttore. «Adesso posso dirlo: quella notte di agosto avevo paura che succedesse qualche incidente - aggiunge Perini -. Vedevo la gente infilarsi tra i carrelli per vedere il Toti da vicino. Era diventato una cosa dei milanesi».
I centralini del museo hanno già raccolto 2.400 prenotazioni. Le visite inizieranno oggi, si entrerà in sei alla volta accompagnati dalla guida. C’è chi si è lamentato per il costo del biglietto (l’«intero», che comprende anche la vista al resto del museo e alla mostra dedicata al sottomarino, costa 16 euro più 2 di prenotazione). «Non era possibile fissare tariffe più basse - spiega il direttore -. In Italia, e non da ieri, i musei ricevono meno soldi che nel resto d’Europa. Il nostro corrispettivo in Germania incassa dallo Stato 35 milioni di euro, noi 2,2. E non si dica che portare la famiglia a cena fuori e poi al cinema costa meno! Se ci saranno in futuro tariffe più basse per le famiglie? Si potranno fare solo se arriveranno altri soldi dallo Stato o dai privati», aggiunge Fiorenzo Galli. «Ricorderò quanto sta facendo il museo al ministro Tremonti - risponde indirettamente Buttiglione -. Mi rivenderò questo evento per fargli capire che bisogna stare vicini alla cultura e a Milano».