Alla Festa di Roma la carica dei premi Oscar

Reduci dal Festival di Toronto "La terza madre" di Argento e "Giorni e nuvole" di Soldini. Veltroni: "Tra Venezia e noi un conflitto virtuoso". Sono in arrivo una carica di premi Oscar americani

Roma - Rosso, nero e argento. Dopo il bianco delle notti veltroniane, arrivano gli altri colori della Festa di Roma (dal 18 al 27 ottobre), ieri presentata nelle sue linee-guida, però senza l’entusiasmo da novità, che contraddistinse l’edizione scorsa. Il red carpet, quel tappeto vermiglio steso all’Auditorium sotto i piedi delle star, quest’anno dovrebbe esser calcato (condizionale d’obbligo, perché le defezioni arrivano, all’ultimo, se gli invitati non sono d’accordo sul prezzo) da nove premi Oscar: Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Coppola & Famiglia accompagnatrice, Reese Witherspoon, Sean Penn, Robin Williams, Gavin Hood, Halle Berry e Tim Robbins.

«Il glamour? Non è solo lustrini», ha messo le mani avanti Piera Detassis, curatrice della Sezione Prémiere, dove Giorni e nuvole di Silvio Soldini, che firma una commedia neorealista sulla perdita del lavoro a cinquant’anni, verrà contrapposto a La terza madre (reduce dal Festival di Toronto) di Dario Argento, che stavolta, dopo Suspiria e Inferno mette la parola «fine» alla sua Trilogia delle Madri, all’occasione trasformata nell’ennesima maratona horror, intitolata «La notte d’Argento». Assicurato, dunque, anche il «black carpet», quel tappeto nero solitamente in uso ai funerali, che, appena nominato sul palco dell’Auditorium, ha fatto correre le mani dei presenti verso ogni possibile scongiuro. «La selezione italiana gioca sugli opposti, mentre i giovani affollano i siti Internet, per prenotarsi», puntualizza la Detassis, che pare tenga molto «all’apertura femminile». Così vedremo Cate Blanchett (come regina Elisabetta) in Elizabeth: The Golden Age; Reese Witherspoon nell’americano Rendition del sudafricano premio Oscar (per Tootsi) Gavin Hood; Keira Knightley, fanciulla sensuale e misteriosa in Seta, kolossal drammatico di François Girard, tratto dal romanzo di Alessandro Baricco. E poi: Halle Berry, sexy protagonista di Things we lost in Fire (Le cose che abbiamo perso nel fuoco), diretta dalla danese Susanne Bier; Tim Robbins nel cast di un film sull’inquinamento acustico di Henry Bean e Martin Schmidt, intitolato Noise, cioè «rumore» e l’atteso Youth without Youth (Gioventù senza gioventù) intenso «noir» di Francis Ford Coppola, girato in Romania e ispirato a un romanzo di Mircea Elide, scrittore romeno specialista di storia delle religioni, poco gradito alla sinistra. Non mancherà il ribellismo ambientalista, rappresentato da Into the Wild, odissea d’uno scrittore, raccontata da Sean Penn, forse in passerella e la guerra in Afghanistan raccontata da Robert Redford in Lions for lambs con Tom Cruise e Meryl Streep, tutti e tre attesi sul red carpet capitolino. «Intercettiamo un nuovo morphing», ha concluso la curatrice della sezione più appetitosa della Festa di Roma, volendo forse intendere d’aver trovato forme diverse, entro cui domare i generi cinematografici ammucchiati nel festival capitolino.

A proposito del quale un Walter Veltroni visibilmente smagrito dallo stress elettorale dell’erigendo Pd, ha puntualizzato: «Non c’è sottrazione, né competizione, ma solo un conflitto virtuoso con il Festival di Venezia. È un vizio nazionale: quando nasce la cosa nuova, lo scetticismo impazza», senz’altro rimandando al suo nuovo impegno all’interno della sinistra dilacerata e confusa. «Ma qualcosa di straordinario è davanti ai nostri occhi: una parte del Paese attende cose belle e più sono, meglio è». Amen.