La festa di La Russa in piazza con gli ultrà «Siamo tutti interisti»

Amabilmente bipartisan in politica, ben divisa tra destra e sinistra, la famiglia Moratti è invece rigorosamente osservante del culto calcistico nerazzurro. E così ieri è stata festa un po’ per tutti. Ore 16,48. Qui Siena, Inter campione. «Cominciavo a essere impaziente - ha aperto le celebrazioni il numero uno di Palazzo Durini Massimo Moratti -. Molte volte le lunghe attese ti mettono in condizione di non poter festeggiare con grande felicità, perché arrivi con le ultime forze». Poche parole per giustificare, non richiesto, l’aplomb tipico della casata. Anche in una giornata attesa da quasi quattro lustri. «Sto uscendo in bicicletta - replica da Milano la moglie Milly -. Corro a vedere come sta il custode di Palazzo Marino». Trattasi di Franco Brigida, interista storico e bersaglio di assessori e consiglieri rossoneri. «È un tifoso sfegatato - scherza la Moratti cognata (del sindaco) -, spero che non gli sia venuto un malore. E comunque sarà il presidente onorario dell’Inter club palazzo Marino». Intanto dalle finestre di via Bigli sventolano due bandieroni e dell’Inter e quello arcobaleno della pace. Le ha tirate fuori Giovanni, detto Gigio, il più giovane dei figli maschi. «Dopo diciotto anni lo scudetto torna all’Inter - fa di conto Giovanni Terzi -, ma sarà consegnato dal primo assessore allo Sport milanista. Sono comunque molto felice che il campionato sia stato vinto da una squadra della nostra città. Complimenti al presidente Massimo Moratti». A seguire l’immediato invito alla squadra per i festeggiamenti a Palazzo Marino, la sede del Comune in piazza Scala. «Un campionato impeccabile e uno scudetto meritato - infiocchetta il presidente della Figc Giancarlo Abete -. Ho telefonato a Massimo Moratti per fargli gli auguri e i complimenti più sinceri per il traguardo raggiunto. E perché ho particolarmente apprezzato la sua prima dedica all’indimenticabile Giacinto Facchetti».
«Complimenti all’Inter che ha vinto lo scudetto e ha fatto meglio in campionato - rosica sull’altra sponda Adriano Galliani -. Noi però abbiamo fatto enormemente meglio in Champions League». La pax calcistica travolge, invece, Ignazio la Russa. «Un tifoso - racconta il colonnello di An interista super doc in piazza Duomo per mano al figlio dodicenne Lorenzo - mi ha detto che era il primo iscritto al partito democratico e mi ha abbracciato dicendomi: che importa se siamo di un altro partito, siamo tutti interisti. Io gli ho detto “me ne frego che tu sia di un altro partito: siamo tutti interisti e l’ho abbracciato anche io”. È una grande festa, è una festa popolare vera. E la cosa che sento gridare dai ragazzi in piazza è: “Senza rubare, senza rubare... abbiamo vinto senza rubare”». Uno scudetto a prova di intercettazioni? «A prova di tutto». Matto di gioia anche Giancarlo Abelli. «È tornata la grande Inter - tracima l’assessore regionale e braccio destro dell’ultrà milanista Roberto Formigoni -. Ricomincia un grande ciclo». In piazza Duomo con sciarpa e trombetta anche il giornalista Gad Lerner. Di fede rossonera, ora che quella rossa è finita nella soffitta del partito democratico, è anche Filippo Penati. «Sono comunque contento per i cugini - esordisce diplomatico il presidente della Provincia -. Anche se adesso si mettano pure il cuore in pace che per altri quindici anni non vinceranno più niente».