Alla festa del «Secolo» sdoganato il gay Grillini

Né applausi né contestazioni al leader storico degli omossessuali italiani. E lui: «Voi mi avete invitato, Rutelli e Mastella no»

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Rieti

Il confronto inizia a cena in un consesso di convitati che più eterogeneo non potrebbe essere. Sui tavoli decisamente spartani ma ricchi di accoglienza della Festa del Secolo d’Italia di Rieti, nel regno dello storico promoter dell’evento Guglielmo Rositani, si accomodano tre ultrà cattolici: Riccardo Pedrizzi, presidente della Consulta etico-religiosa di An, la margheritista Paola Binetti e l’udiccina Luisa Santolini. Con loro «l’ospite anomalo», l’outsider che fa notizia - almeno alla luce del contesto in cui è calato - Franco Grillini, presidente onorario dell’Arci-gay e ora deputato diessino. Insieme, da lì a poco, animeranno il dibattito dedicato alla «famiglia sotto attacco». Ma prima si ritrovano in un contesto più informale a dibattere scherzosamente sull’abisso politico e ideologico che li divide.
Grillini veste i panni del Gianburrasca, del provocatore scherzoso e malizioso. E la Santolini ribatte: «Grillini, la carne è debole, ma noi non lo diamo a vedere troppo come fai tu». E perfino con Pedrizzi, il parlamentare aennino che in un’intervista l’ex presidente dell’Arci-gay ha definito «tanto omofobo da avere qualche conflitto irrisolto con la propria omosessualità», la tonalità dello scherzo è quella su cui si attestano con naturalezza. L’incontro tra gli opposti, d’altra parte, è partito con i migliori auspici. L’ingresso di Grillini in quella che dovrebbe essere la fossa dei leoni è stato, infatti, preceduto dalle dichiarazioni del parlamentare diessino al Riformista con cui ha sancito una sorta di «diversità» aennina rispetto agli stessi alleati della sua coalizione. «Fini mi ha invitato. Rutelli e Mastella no». Questo il verdetto di Grillini, tutt’altro che intimidito all’idea di ritrovarsi a dibattere alla Festa del Secolo d’Italia e oltretutto con un parterre di ipertradizionalisti. «Vengo volentieri qui a Rieti. Non ho nessun problema, figuratevi che sono già stato a una festa della Lega. Ho incontrato Fini un paio di giorni fa e ho riconosciuto il suo coraggio per quanto ha fatto in questi anni, nei limiti della sua cultura. Mi sembra che stia aprendo uno spiraglio verso la destra europea. Sta facendo emergere una destra laica, più attenta ai diritti dell’individuo, all’etica della responsabilità piuttosto che a un’etica dei principi».
Qualche perplessità Grillini la nutre sull’impostazione e sul titolo del dibattito - «La famiglia sotto attacco» - ma è chiaro che non si può risolvere tutto in un minuetto manierato e cortese perché altrimenti il sale di un incontro del genere verrebbe immediatamente a cadere. «È un titolo un po’ birichino, esistono le famiglie non la famiglia. E ci sono dei mutamenti sociali su cui non si possono chiudere gli occhi». Il pubblico della destra lo ascolta incuriosito mentre racconta della sua battaglia per cercare di portare a casa la legge sui Pacs, l’unione civile per coppie di fatto. Un signore sulla cinquantina commenta a voce alta: «Be’, a’ sto punto era meglio che ci portavano Luxuria». Ma c’è più goliardia che animosità. E An si dimostra «gayfriendly», mostrando con il suo pubblico un atteggiamento maturo e incline più all’ascolto che alle battute facili.
Il dibattito si snoda sul filo della definizione di famiglia, del concetto di discriminazione, sulla distanza che esiste tra la libertà di organizzarsi nel privato nelle proprie relazioni sentimentali e sessuali e il riconoscimento pubblico di queste unioni «non tradizionali», invocato da Grillini nel nome della prassi comunitaria, «delle esperienze scandinave, francesi e spagnole». Ma il pubblico non si scompone, ascolta attento senza applaudire ma senza neppure contestare. E dimostra a Grillini di poter giocare in trasferta senza subire la pressione del pubblico avverso o di un arbitraggio scorretto. Nel nome di un rispetto entrato ormai nel Dna del popolo della destra.