La Festa si spegne salvata dai biglietti delle scolaresche

Troppi disagi e Venezia protesta: a Roma perdonate tutto. Su 47mila ticket, 15mila venduti agli studenti. Bettini: spese folli? Chiariremo tutto

Michele Anselmi

da Roma

«La Festa del cinema? Per me s'è chiusa con La sconosciuta. Il resto, a parte il film della Comencini, è poca roba. Non fanno nemmeno il party a Cinecittà con Clooney!». Il noto festivaliero chiede l'anonimato, per non passare da cinico nelle ore del lutto cittadino. Ma in buona misura ci azzecca. Da oggi, ad esempio, la sala principale di 1900 posti, la Santa Cecilia, non è più agibile. «Musica per Roma» incalza con il concerto domenicale del pianista Giovanni Allevi, sicché c'è da smontare pannelli, schermo, moquette e impianto audio sistemati dall'ingegner Müller - vedi l'ironia della sorte - per garantire buone proiezioni. Basta aggirarsi per i corridoi, le sale e i ristoranti del Bettinorum (copyright di Dagospia, dal nome del senatore Bettini) per accorgersi che la Festa, dopo il trionfale week-end di esordio, è già diventata festival: tanti giornalisti e addetti ai lavori, poco «popolo» romano. Pare quasi di stare al Lido nei giorni più mosci, se non fosse per quelle scolaresche divise in due fasce di età (8-12 e 12-18 anni) che arrivano in autobus di prima mattina a seguire i film della sezione «Alice nella città». Particolare non di poco conto: sono proprio quei ragazzi ad aver alzato il conto dei biglietti venduti (3 euro a testa), se è vero che dei 47mila venduti finora ben 15mila vengono da lì.
Naturalmente tutti parlano «di risultato al di sopra delle più rosee aspettative». Paginate sui giornali, frequenti affacci in prima pagina, servizi sui tg che Venezia e Cannes se li sognano. «Comunque andrà sarà un successo», direbbe Chiambretti. E però c'è chi si chiede se davvero la formula, tutta consacrata all'abbraccio col pubblico vero, stia dando i suoi frutti. Per dirne una: lanciato in pompa magna dalla Festa nella giornata strategica di sabato, con la Bellucci prezzemolina, il pur bello N (Io e Napoleone) sta arrancando ai botteghini italiani, Piombino a parte. Secondo Cinetel, solo 314mila euro in quattro giorni, e sì che è uscito con ben 153 copie. Sarà solo colpa del grande corso, che non ha mai tirato al cinema, come sostiene il press-agent Lucherini? Vai a saperlo.
Bisogna attendere gli esiti commerciali di The Hoax e La sconosciuta, che escono domani, per capire meglio se funziona o no l'effetto-Festa.
E intanto da Venezia fanno notare, con una punta di amara rassegnazione, il trattamento ultrafavorevole ricevuto dalla kermesse sul piano del racconto giornalistico. «A noi fanno le pulci anche per una fila al metal detector o un bagno che non funziona, qui invece passa tutto in cavalleria. Sarà l'ottobrata romana...», si lamenta un esponente della Biennale. In effetti, domenica sera per The Departed di Scorsese le luci si sono spente con un'ora e un quarto di ritardo. Francamente troppo. E sono in parecchi a segnalare inefficienze varie: traduzioni non in simultanea alle conferenze stampa, biglietti dati per esauriti (e poi i film del concorso vengono proiettati in sale spesso mezze vuote), sottotitoli che scompaiono per lunghi minuti, ristoranti dai prezzi salati, quasi veneziani, un mercato striminzito ridotto a soli tre giorni di attività.
Per non dire di quel delicato documento interno, relativo al bilancio previsionale della Festa, passato sottobanco alla Stampa, che l'ha riassunto sotto il titolo: «Choc da bilancio sul tappeto rosso». Una cifra enorme, oltre 13 milioni di euro, con voci che a tratti suscitano perplessità, come quei 291mila euro per spese internet e redazione del sito, quei 490mila destinati al capitolo «comunicazione», quei 523mila euro relativi ai compensi dei curatori di sezione. Nel giorno del prediletto Tornatore, Goffredo Bettini, patron della Festa, preferisce non ribattere punto su punto: «Ci sarà modo di precisare sul versante delle cifre. Alcune sono vistosamente sbagliate. Non abbiamo niente da nascondere. E il successo della Festa mi pare sotto gli occhi di tutti».
Un parere condiviso dai due «poli» del cinema italiano, ossia Raicinema e Medusa. Presenti alla Festa con un quartetto di titoli a testa, e vai a sapere se è un caso, le due aziende sin dall'inizio hanno guardato con simpatia alla kermesse capitolina. Ragiona Giancarlo Leone, amministratore delegato di Raicinema: «Da due mesi non si fa altro che parlare di cinema. Ben venga una seconda vetrina dopo Venezia, che per noi resta essenziale. Credo che la Festa possa rappresentare un formidabile trampolino di lancio per molti film. Per non parlare degli operatori internazionali, che hanno potuto vedere i nostri lavori con attenzione». Gli fa eco Giampaolo Letta di Medusa: «Visto che nasceva una creatura con i requisiti dell'evento, c'è parso giusto mettere a disposizione quattro grandi film. Senza preclusione per nessuno, a partire da Venezia, alla quale, nonostante qualche screzio, ribadiamo il nostro rispetto». Pace fatta o strategia diplomatica?