La festa di tutti. E quella dei cretini

Sì, è vero, ti abbiamo invitato noi. Ma speravamo che non venissi. E così, se poi vieni davvero, ti contestiamo. Così capisci che non saresti dovuto venire. L’unità del Paese è un solo slogan per ribadire che loro, quelli di sinistra, sono così buoni da aprire le porte della loro festa anche agli altri, a quelli che sono sempre cattivi. C'era un film di Renzo Arbore, intitolato: F.F.S.S. cioè che mi hai portato a fare sopra a Posillipo, se non mi vuoi più bene?. Un titolo che spiega una filosofia di vita, qualcosa di più dell’ingratitudine, il nonsenso del corteggiamento ingannatorio: ti voglio per lasciarti. Declinato con ferocia, questo paradosso, produce il cortocircuito di un 25 Aprile schizofrenico, quello che dovrebbe essere di tutti (la festa condivisa), e quello dei cretini (la celebrazione della rabbia e della violenza gratuita).

Sembra una beffa ai danni degli italiani. Ripensi al coro sinistro che chiede al centrodestra di partecipare solennemente alle celebrazioni, di riconoscere la sacralità di quella data, di rendere omaggio alla libertà e a coloro che sono caduti in suo nome. Appena i malcapitati accettano, però - zac! - arrivano il fischio, il pernacchio, il fumogeno e l’ingiuria. Ah, maledetto barbaro! Sei venuto proprio qui, a casa nostra, nel tempio della democrazia? Proprio tu, che sei impuro? E allora beccati questo, io ti fischio, io ti delegittimo. Per via di questo atteggiamento schizofrenico, si è chiesto a Gianni Alemanno di partecipare alla manifestazione del 25 Aprile. Non appena ha accettato, però, le minacce dei centri sociali l’hanno costretto a rinunciare per evitare che le celebrazioni si trasformassero in guerriglia.

Sarà a Roma sarà un caso. Però, a Milano accade proprio lo stesso. Come può un sindaco di centrodestra come Letizia Moratti non partecipare alla manifestazione del 25 Aprile? Deve. Be’, la Moratti nel 2006 ci va, accompagnata da uno che ha tutti i titoli per sfilare in quel corteo: il padre, ex partigiano bianco. E che succede? Appena i due scendono in piazza - zac! - fischiano lei e il padre Brichetto Arnaboldi, con un gesto incivile e doppiamente infame, perché l'ex partigiano è in sedia a rotelle. Il giorno dopo i lupi della contestazione aprioristica, tornati rapidamente nei panni felpati dell'agnello mischiano le carte: i fischi erano a lei, non al padre, in fondo il sindaco è stato strumentale, si è portata con se l’anziano genitore, proprio per farsi fischiare e diventare vittima. Donna diabolica! Siamo di nuovo dalle parti di lupus et agnus, insomma: l'aggredito diventa responsabile del delitto che subisce. E se quest’anno in piazza ci va Roberto Formigoni? Non fa in tempo ad aprire bocca che - zac! - i cretini colpiscono ancora: fischi e dileggi a gogo. Va bene, si potrebbe dire: sono solo una minoranza, sono solo i soliti centri sociali.

Allora riprendete gli articoli dei giornali con l'invito solenne di Franceschini: venga il Cavaliere, venga a celebrare il 25 Aprile! E poi, magari, andiamo insieme in Abruzzo, nelle zone del terremoto. Andiamo a dare insieme segnali di unità e concordia. Il bello è che Berlusconi a celebrare il 25 Aprile ci è andato davvero. E per di più lo ha fatto in Abruzzo. C'erano tutti. Ma Franceschini no. Ha preferito una toccata e fuga ad Onna. Ma nessun incrocio con Berlusconi, non sia mai che facesse perdere qualche voto. Il dialogo è bello solo quando si è sicuri che l'avversario lo rifiuti, per dargli la patente di cattivo. Nel malaugurato caso che lui lo accetti - zac! - arrivano il pernacchio, l'insulto, l'ingiuria. Perché mai, direte voi? Perché questi cretini celebrano in modo pedissequo il loro rito di presunti democratici. Ma questa presunzione, malgrado tutta la protervia che la sostiene, non spiega perché dovrebbe spettare solo alla sinistra distribuire patenti di democrazia.