La festa Udc inizia con un attacco a Berlusconi

«Alcuni nell’opposizione ricordano il teorico del nazismo Schmitt». Fi: «Troppa filosofia fa male»

nostro inviato a Fiuggi
Il battesimo della Festa dell’Udc è bagnato e antiberlusconiano. Con un messaggio, destinato a segnare a fuoco la quattro giorni centrista di Fiuggi e a essere ripetuto come un mantra da buona parte dei dirigenti del partito, sia pure con sfumature diverse, tormenti diffusi e molte incognite ancora da risolvere.
È Rocco Buttiglione a ribadire che indietro non si torna rispetto alla leadership, ormai archiviata, di Silvio Berlusconi. Un intervento pesante dal punto di vista politico, visto che viene pronunciato in apertura della kermesse. «Parliamoci chiaro: ci siamo crogiolati sull’idea di aver vinto le elezioni. In realtà abbiamo perso, sia pure di soli 24mila voti. E dobbiamo domandarci dove abbiamo sbagliato e cosa bisogna cambiare per vincere» attacca il presidente del partito. «In genere il leader di una coalizione, dopo una sconfitta, si presenta dimissionario. Noi riconosciamo i meriti di Berlusconi ma la politica non si può esaurire nella fedeltà a un leader. Si sta chiudendo un ciclo come si sta chiudendo il ciclo di Blair e di Chirac. L’Udc ne prende atto e si situa sulla frontiera della nuova formula politica di cui ha bisogno il centrodestra per vincere».
L’affondo di Buttiglione si muove sul filo di una lama sottile. Oscilla tra la ferma rassicurazione che non ci sarà alcuna affrancatura dal centrodestra perché si vuole cambiare gioco e non cambiare campo. Puntualizza che l’Udc è e resterà alternativo al governo Prodi. Ma, al contempo, si spinge fino all’elogio del «diritto e dovere del trasversalismo», senza dimenticare il vecchio sogno nostalgico dell’«unità dei cattolici». Con un obiettivo: creare «il partito dei moderati» ma non inteso come partito unico del centrodestra bensì come autonoma iniziativa di rilancio politico dell’Udc. «Il centrodestra soffre di un’evidente mancanza di radicamento sul territorio» dice Buttiglione. «Fondere quattro partiti che non ci sono significa fare un grande partito che non c’è, un grande partito virtuale. Piuttosto facciamo noi il partito dei moderati, altri ci seguiranno». Buttiglione si spinge anche in un paragone pericoloso per illustrare la sua idea di opposizione responsabile contrapposta al muro contro muro di Berlusconi. Per farlo il professore cita il teorico del nazismo Carl Schmitt. «Nel centrodestra si è aperta una discussione tra due visioni della politica: la prima la vorrei contrassegnare con le parole di un grande filosofo come Schmitt secondo cui la politica è la lotta a morte per la distruzione del nemico. L’altra visione è quella di Giovanni Paolo II che parla di politica come prudente sollecitudine per il bene comune». Una frase che provoca l’immediata reazione di Forza italia con Sandro Bondi («troppa filosofia fa male alla politica») e Cicchitto («i libri oltre che leggerli bisognerebbe capirli»).
Buttiglione invia anche un messaggio al ribelle eccellente del partito. «A Marco Follini voglio dire: se ci stai su questa linea bene ma oltre c’è il baratro. Perché noi ad andare dall’altra parte non ci pensiamo nemmeno». Il desiderio di guardare oltre i propri confini viene ribadito anche nelle poche battute che i dirigenti dell’Udc scambiano con Francesco Rutelli. Il ministro dei Beni culturali si limita a prefigurare «convergenze di buon senso» e a sottolineare «l’affinità dei rispettivi elettorati». Un po’ poco, viste le premesse. Ma tanto basta per tenere vivo il fuoco del dialogo possibile. Sullo sfondo restano i tormenti di un partito che oscilla tra la tentazione di una libera uscita in territorio unionista e la consapevolezza di avere alle spalle una base poco incline a rompere il matrimonio con la Cdl, con il rischio del velleitarismo dietro l’angolo.
Una situazione che si risolve in un esercizio di equilibrismo tra gli strappi folliniani e le spinte di quella parte del partito che, soprattutto al Nord, chiede di non tirare troppo la corda con gli alleati. A questo punto il test con cui si potrà capire dove vorrà spingersi l’opposizione udiccina sarà il comportamento parlamentare tenuto su almeno tre temi: legge elettorale, conflitto di interessi e legge sulla cittadinanza. Sarà su questo terreno - su cui la direzione del partito definirà la linea la prossima settimana - che si capirà se lo strappo con la Casa delle libertà resterà confinato nel territorio verbale o assumerà concreta sostanza politica.