Le «feste» dei romeni sotto il cavalcavia Bacula: sette volte sgomberati e tornati fra topi e macerie

La sveglia al mattino è gratis: il regionale delle 5 e 20 passa sul binario a due metri dal loro accampamento, nascosto sotto il ponte, in quel crocevia di strade e ferrovie alle porte della Bovisa, dove sono tornati per l’ennesima volta. Da quel momento inizia il traffico giornaliero dei rom tornati al riparo del cavalcavia Bacula. La priorità di questi giorni è il freddo. Nei loro falò bruciano tutto quello che riescono ad arraffare: arriva un’auto piena di bancali presi da qualche parte, lì vicino. Ai muratori in via della Pecetta sono spariti almeno tre generatori di elettricità. Proprio come quello che è nel loro campo. Si entra dalla «toilette» all’aria aperta, un campo minato di escrementi e topi morti. I piccioni si alzano in volo ogni volta che passa un treno.
A distanza di due metri, Helena, 26 anni, sta preparando la pietanza della sera. Una carne di suino che lei taglia a cubi. Sul fuoco un pentolone pieno di grasso. Helena è incinta di sei mesi, ti accoglie con un sorriso e tende la mano per chiedere soldi. Tende la mano anche Costantin, spiega che con i soldi deve comprare i biglietti del bus per riportare in Romania il suo bambino, Fabio, che gioca con un camion di plastica. Qualche anno fa, forse, è stato un regalo di Natale di prima scelta. Dalla baracca accanto esce del fumo. È una stufa rudimentale, un barattolo gigante con un buco. Due giorni fa quattro baracche come queste hanno preso fuoco in via Noale. Anche qui a Bacula è scoppiato un incendio nel 2007, due rom restarono ustionati. È la settima volta in due anni che i rom ci tornano, e per sei volte sono stati sgomberati. L’ultima ondata di arrivi è seguita allo sgombero della Bovisasca, uno dei campi più grandi di Milano, non lontano. Nella baracca con la stufa accesa dorme un ragazzino di sei anni, è handicappato, ma secondo i suoi compagni ha tutto quel che serve.
Nel luglio scorso un blitz della polizia è servito a dileguare decine di nomadi. Quattro furono fermati e portati in questura per dei controlli. Ora sono diverse decine. I dissuasori non sono serviti. Continuano a scavalcarli per andare a prendere l’acqua dalla fontana di via della Pecetta, dove c’è un parchetto attrezzato e curato. «A fine mese ci sarà un altro sgombero», assicura il vicesindaco Riccardo De Corato. Dall’altro lato della ferrovia, a ridosso delle vecchie poste di piazzale Lugano, i condomini di una palazzina di proprietà delle ferrovie, se li vedono passare ogni giorno sotto le finestre, mentre vanno a rifornirsi di acqua e legna. «Non hanno mai rubato - dicono marito e moglie che vivono lì al primo piano - vengono qui a fare i loro bisogni, a stendere i panni e a prendere il sole».