Feste per il dialogo tra nomadi e cittadini

Giornata di incontri e trattative al Comune di Opera. In una prima riunione informale, il sindaco Alessandro Ramazzotti e altri quattro componenti della giunta hanno incontrato una ventina di giovani, in rappresentanza delle associazioni culturali e ricreative operanti sul territorio. «Abbiamo deciso di accogliere la richiesta di ascolto dei ragazzi impegnati nel sociale - riferisce Ramazzotti - in modo da fornire, dove possibile, un appoggio concreto ad iniziative che contribuiscano a distendere il clima in paese favorendo la diretta interazione con i 77 rom sistemati nelle tende fino - e non oltre - al 31 marzo. È il momento che dallo scontro si passi al dialogo e alla collaborazione». Alla riunione conoscitiva con le realtà del terzo settore è seguito un tavolo tecnico in seno all’amministrazione, per fare il punto sui progetti e sulle relative scadenze. Primo appuntamento ormai certo, «Aggiungi un posto a tavola» del 6 gennaio, giorno di Epifania nonché Natale ortodosso. «Sarà un momento di festa per tutti, non solo per i romeni del campo - promettono gli organizzatori -. Un’occasione per abbattere le barriere esistenti tra manifestanti, volontari e rom. Le forze dell’ordine ci diano una mano in questo». La strada intrapresa dal Comune è quella di cercare il coinvolgimento dei cittadini contrari al campo, evitando eventi-provocazione come la festa di Natale organizzata in parrocchia da don Colmegna, quando è stata invitata a Opera la comunità rom della struttura di via Brambilla, proprio nei giorni «di fuoco» successivi al rogo della prima tendopoli. Il piano di sostegno prevede anche un servizio di doposcuola in loco per quei 18 nomadi che frequentano a Milano le medie e le elementari. Per loro ogni mattina, da lunedì, partirà il pullman che li porterà sui banchi e poi a «casa», come previsto dal patto di socialità firmato in Prefettura. Inoltre sarà attivato un monitoraggio costante degli interventi, anche con l’ausilio della Croce Rossa, e nominata una figura di riferimento all’interno dell’organico comunale per curare i rapporti con le istituzioni e i residenti, compresi coloro che non accennano ad abbandonare i presidi. Quindi verrà tenuto un diario videofotografico sull’esperienza operese, da girare come documento alle autorità e alle associazioni interessate.
Intanto, al campo, «la situazione si avvia alla normalità». Parola di don Massimo Mapelli, responsabile accoglienza della fondazione «Casa della carità», che assieme alla protezione Civile sta gestendo l’emergenza. «Oggi sono arrivate le docce, le cucine hanno preso a funzionare e i bimbi ammalati sono quasi tutti guariti».