LE FESTE IN PLATEA

COME SE FOSSE AMORE (Ita - 2002) di Roberto Burchielli, con Michelangelo Pulci & Cavalli Marci e Chiara Muti, Gino Paoli - 88'.

Un musical naif a... Genova. Una città invasa da un'epidemia di baci (!!) che dal quartiere del Carmine si propaga in ogni dove, per un «quasi» cartone animato con mezza città (tassisti, pompieri, aspiranti sindaci, venditrici di cocomeri, ecc.) che balla e canta. Il prologo: un bambino che fa dei salti nella sua cameretta, tra le note di un piano; si chiama Aurelio, ha 8 anni, cerca di attirare l'attenzione della dirimpettaia, la coetanea Chiara, che si pettina indifferente. Cade rovinosamente, entra il padre vestito in bianco a redarguirlo: è... Gino Paoli («Sapore di mare 2»). Stessa scena, con Aurelio quindicenne ed il padre (vestito uguale! - «Aurelio, ma che cazzo fai?») ed a seguire ventinovenne, senza capelli e padre, ma con cane e medesimo esito. Si passa al giorno delle nozze, con il protagonista (Michelangelo Pulci dei «Cavalli Marci») che avvia il flashback della narrazione. Ed appare Genova in panoramica notturna dall'altro, in un bel blu intenso. Esordio in comune sul grande schermo per il gruppo di attori comici detto «Cavalli Marci» e per Roberto Burchielli, autore e regista televisivo («Ciro», «Striscia») che li ha «battezzati» in tv. Realizzato quasi interamente in famiglia, mostra idee ed originalità non sempre a fuoco ed un coraggio niente male; esordire con un musical (genere mal digerito dal pubblico nostrano) autarchico è azzardo da folli. La trama è all'osso: la vicina di casa che lo ignora (Chiara Muti - «La via degli angeli», «Il partigiano Johnny») è diventata una donna bellissima, candidata a sindaco «buonista» di Genova: «il mio sogno non è diventare sindaco ma è fare di Genova una città più vivibile, una città dove la gente abbia voglia di fare dei bambini, tanti bambini». Per conquistarla l'elettrotecnico Aurelio, divoratore di cocomeri, cerca di usare il «trasognatore» inventato dal padre, un marchingegno in grado di modificare comportamenti e idee delle persone durante il sonno. Per sperimentare il macchinario cerca delle cavie, trovandole in tre tassisti «misci», nevrotici e disonesti che cercheranno di fregare lui e la città intera, aspirando con l'inganno anch'essi alla poltrona di primo cittadino. Ma l'effetto del «trasognatore» scompare con un bacio. Frase chiave: «come si fa a capire qual è il cocomero della tua vita?». «Come se fosse amore» è una favola bislacca, surreale e colorata, sgangherata e curiosa, oscillante tra magia e trash, ricca di coreografie (di Elisabeth Boeke) in odore di tv, spesso evitabili e di citazioni. La seconda parte funziona meglio; il regista cerca di movimentare il tutto, con esiti alterni, provando a tradurre in immagini la demenza del soggetto (vagamente «musicarello»). In sintesi: simpatico e scanzonato. Poco promosso da Medusa, rimase poco (una settimana), in poche sale. Genova surreale è filtrata in technicolor, vista anche dall'elicottero: «i vicoli di Genova sono troppo stretti, e per fare cinema ci vogliono i camion, quindi ci siamo dovuti inventare Genova in un altro posto, ma solo per poche scene»: la via dove abita Aurelio infatti è... a Sasso Marconi (Bologna). Son certe San Lorenzo, De Ferrari, via Gramsci dal taxi, scorci di sopraelevata, di retro Expò e del Belvedere di Castelletto; il comitato elettorale di Chiara è piazzato a Villa Serra di Comago, il banco di cocomeri e la sede dei taxi a… Bologna. «La città è presente in molti dei suoi scorci, magari riadattata e trasformata tanto da apparire, a volte, irriconoscibile». Il meglio comunque è la cavalcata di baci all'impazzata in camioncino nelle strade del Carmine (Salita Carbonara, S. Bernardino, l'Olivella, piazza del Carmine) al ritmo di «Barbara Ann», «24000 baci», ecc. La coppia «Bella & Bestia» va così così: la Muti spesso pare Biancaneve ed è sempre troppo rigida, l'istrionico Pulci è strepitoso e trascinante, una vera sorpresa. Gli altri Cavalli Marci stanno al gioco e si divertono, con il compianto Rufus Nocera in evidenza. Paoli (con accento emiliano) ha sempre la stessa battuta, vestito da «cavaliere elettrico» è ridicolo; canta una delle sue solite canzoni. Brava Barbara Tabita (la cocomeraia); compare anche il «savonese» Enrique Balbotin. Poteva diventare un piccolo cult. Non disponibile attualmente.