Festeggia la patente col bolide Muore a 18 anni con due amici

Il giovane bresciano aveva appena superato gli esami e il padre gli aveva regalato una Maserati. La sbandata in curva

Giuseppe Marino

Alessandro era un ragazzo molto amato. Dai genitori, che lo avevano adottato, togliendolo dalla miseria in Brasile e portato a Corte Franca, cuore della più ricca e operosa provincia di Brescia. Dagli amici del gruppo del campanile, come tutti li chiamavano in paese, per quell’abitudine di ritrovarsi sotto alla torre campanaria a scherzare, fumare sigarette, e far sgommare le moto.
Così mercoledì sera, quando è rientrato a casa saltando di gioia per aver superato l’esame della patente, nessuno gli ha detto di no, nessuno ha saputo fermarlo. Per festeggiare ha voluto mettersi al volante di quel sogno a quattro ruote, una Maserati Coupè, un regalo fantastico per il quale smaniava da tre mesi, da quando il padre l’aveva comprata, e che finora, però, aveva potuto guidare solo con il genitore al fianco. Un razzo da 400 cavalli e 285 chilometri all’ora di velocità massima. Un’emozione che a 18 anni va condivisa con i migliori amici, Jessica Galli, 22 anni, e Thomas B. di 16. A sera Alessandro Bono li è andati a prendere e poi ha imboccato le strade tortuose intorno al lago d’Iseo. Ed è finita nel modo peggiore.
Il ragazzo ha perso il controllo dopo una doppia curva, l’auto si è messa di traverso e in questa posizione ha continuato a slittare per 30 metri, proprio in mezzo alla carreggiata. Troppo stretta quella strada, la provinciale XI che porta a Rovato, impossibile evitare l’impatto per Claudio Staurenghi, un 55enne di un paese vicino, Capriolo, che proveniva nella direzione opposta. Il caso ha voluto che guidasse un grosso Suv, una Lexus RX400. Un caso che gli ha salvato la vita (è stato portato in ospedale ma non ha ferite gravi) ma non ha lasciato scampo a nessuno degli occupanti della Maserati, colpita in piena fiancata, dal lato della guida. Ai vigili del fuoco e alla polstrada è toccato mettere mano alla fiamma ossidrica per tirare fuori i corpi di quei ragazzi. A Corte Franca, dove abitava Alessandro, e alla vicina Castrezzato, da cui provenivano le altre due vittime, non si parla d’altro. E si dicono le cose ovvie in un caso come questo: «Non bisognava mettere un’auto così in mano a un neopatentato», ripetono tutti, «Alessandro era troppo coccolato», aggiunge chi un po’ lo conosceva. Ma ora è troppo tardi per recriminare, per ripensarci.
Aldo Bono, il padre di Alessandro, non è uno nato ricco e a quel figlio, l’unico, tanto cercato da andare a prenderlo oltre l’oceano quando era un bimbo di soli otto mesi, aveva voluto dare tutto. Lui che per tanti anni aveva vissuto grazie a una bottega di fruttivendolo, ma che da dieci anni aveva scoperto la propria fortuna nelle mani e nel bisogno della gente di credere che i propri problemi possano sparire d’incanto, con l’imposizione delle mani. Bono aveva chiuso il negozio e aperto uno studio di pranoterapeuta, di guaritore, come nel Bresciano, territorio industrioso ma visceralmente attaccato alle tradizioni, ce ne sono diversi. Un mestiere che aveva portato il benessere per sé e per la propria famiglia. E allora perché non dare il massimo a quel ragazzo, al figlio tanto amato? Sabato invece dovrà seppellirlo e così dovranno essere seppelliti gli altri due ragazzi coinvolti nello schianto. Il funerale si terrà nella chiesa di Santa Maria Assunta. Il parroco sta già meditando su cosa dirà, davanti a un fatto così grande per un paese così tranquillo. «Forse - dice don Paolo - accontentare sempre i nostri figli non è il modo giusto per amarli, per contenerne la vivacità. Forse qualche volta un castigo, un rifiuto possono rappresentare un regalo per le persone che si ama».