Festini a luci rosse con minori: nove rinvii a giudizio

Andrea Acquarone

da Trento

«Solevero» mentiva. A cominciare dal «nickname» scelto per chattare. Non c’era nulla di radioso, di bello, di pulito in quegli Sms che spediva alle bambine. «Telefono 131», almeno dall’appellativo, risultava più enigmatico. Eppure i piccoli con loro parlavano. Senza immaginare che quei finti fanciulli in realtà avevano più di quarant’anni. Camaleonti del web, buchi neri di questo universo telematico che tutti fa «conoscere» e persino vedere, ma sempre nell’abisso dell’anonimato. Dove si può tutto o quasi, dove la legge, se c’è, non si vede.
Lo sceriffo non ha più il cavallo, ma il computer. E per catturarti oggi deve ripercorrere un labirinto di numeri e file.
Hanno «salvato» trecento ragazzine gli sceriffi della Polizia Postale, una fetta di questa nostra tribù di figli «appaltati» alla nuova tecnologia. I cattivi li avevano catturati da lontano. Non più le caramelle fuori da scuola - non è più tempo - adesso si può rubare l’anima con un semplice messaggio. «Anche a te piace Valentino Rossi? Io l’adoro. Dimmi cosa ne pensi. Quanti anni hai? Cosa fai? Io ne ho quattordici. Rispondimi, vorrei conoscerti... Mandami una tua foto, magari quando eri in spiaggia quest’estate». Basta un «Mms» su questi computer travestiti da cellulari, affidati come giochi da genitori distratti nelle mani dei piccoli. Si può viaggiare e lontano. Ma senza sapere dove e soprattutto senza immaginare chi si può incontrare. A docici-tredici anni sembra sempre un gioco.
Per fortuna qualcuno se n’è accorto. C’erano i lupi appostati dietro quegli «innocenti» messaggi accompagnati da promesse di ricompense. L’indagine è durata quattro mesi, è finita ieri con due insospettabili (un napoletano e un fiorentino) portati in cella. Altre sei persone sono state denunciate. Si camuffavano da bambini, si facevano spedire le foto dalle amichette di chat e quindi le scambiavano con altri pedofili.
Tutto è cominciato la primavera scorsa quando i genitori di due ragazzine di 12 anni di Trento si sono accorti che, oltre ai consueti messaggini degli amici, cominciavano ad arrivare strane richieste di foto in cambio di ricariche telefoniche. Seguite da Sms con contenuti e inviti sessuali espliciti, fino a Mms pieni di immagini pornografiche. Il tutto inviato da un «amico» che nei giorni precedenti mostrava di comportarsi come un qualsiasi ragazzino, come un coetaneo con cui condividere interessi e sogni.
Le indagini della Polizia Postale, coordinate dal sostituto procuratore Paolo Storari, hanno subito dato frutti: l'individuazione dell'utenza telefonica da cui partivano i messaggi-trappola, il cellulare di un quarantaduenne di Napoli, uscito sei mesi fa dal carcere dopo aver scontato 8 anni di reclusione per violenza sessuale su minori. Diplomato all'Isef, l'uomo nei mesi scorsi aveva fatto domande per insegnare ginnastica in scuole elementari e medie. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato numeroso materiale pedo-pornografico, che veniva scambiato via Mms con altre persone residenti in altre città: Torino, Modena, Prato e Firenze. E proprio nel capoluogo toscano gli inquirenti hanno scoperto che uno dei destinatari delle foto, un magazziniere di 32 anni, avrebbe tentato ripetutamente di adescare altre ragazzine, sempre con la stessa tecnica: prima presentandosi come loro coetaneo e chattando su vari argomenti giovanili, musica e suonerie, poi passando a chiedere appuntamenti e a fare proposte oscene. I numerosi appuntamenti non si sono concretizzati, ma i poliziotti, temendo pericoli imminenti per le ragazzine, hanno deciso di chiudere la partita. Con le prove delle intercettazioni in mano, hanno chiesto e ottenuto dal gip di Trento le ordinanze di custodia cautelare a carico dei due uomini.