Dopo il «festino» abbandona la fidanzata al pronto soccorso

Scaricata in coma al pronto soccorso dagli amici: arrestato il fidanzato e un amico. Una storia drammatica quella avvenuta a Civitavecchia: iniziata con un droga-party e finita in una stanzetta del reparto di rianimazione del San Paolo dove Stefania P., 25 anni, da 48 ore lotta fra la vita e la morte. A ricostruire la vicenda i carabinieri di via Giuliano da Sangallo. Succede tutto in un appartamento in pieno centro della cittadina portuale. L’affittuario, Roberto Loddo, 22 anni di Nuoro ma trapiantato nel «continente» per lavoro, invita a cena la sua ragazza e una coppia di amici. Aspettano tutti l’arrivo di Sandro Saraceno, 29 anni, imprenditore, incaricato di portare la «roba» dalla capitale. A un certo momento inizia il festino: le strisce di polvere bianca sul tavolo in salotto, le bottiglie di vodka in frigo, la musica a tutto volume. Il gruppetto prosegue così per tutta la notte di martedì. Al mattino qualcosa non va per il verso giusto. Stefania respira a fatica. Il ragazzo cerca di svegliarla, ma lei non reagisce. La situazione precipita. Roberto e gli altri capiscono che Stefania è al collasso. La rivestono e la caricano in macchina. Sono le ore 10, da via Bisagne all’ospedale civico è un attimo. Una volta abbandonata la ventenne nell’atrio del dipartimento d’emergenza Roberto cerca di svignarsela e di raggiungere gli altri. La scena non sfugge ai sanitari che telefonano al 112. I militari lo bloccano mentre gli amici fuggono a tutto gas. Un portantino annota la targa. È fatta. Loddo viene fermato e accompagnato a casa. I resti della festa sono ovunque: bottiglie vuote, coca pronta per essere sniffata. Soprattutto il cappotto, 2 cellulari e i documenti della ragazza. «Sulle prime negava - racconta il maggiore Cavallo, comandante dei carabinieri di Civitavecchia - poi ha confessato». Grazie alle testimonianze e a riscontri telefonici, mercoledì gli inquirenti arrivano anche a Saraceno, l’amico indicato da Loddo come quello incaricato dell’acquisto di polvere bianca. Dopo il fatto l’uomo si rifugia a Roma ma i carabinieri, pedinando un’amica, lo costringono a rientrare in città dove lo ammanettano. Il primo viene arrestato con le accuse di spaccio di droga e lesioni sulla ragazza come conseguenza dello stesso reato, con l’aggravante di aver adibito l’abitazione come luogo per il festino. Saraceno finisce in carcere per spaccio, omissione di soccorso e lesioni derivanti dall’abuso di cocaina sulla giovane donna.