Festival del cinema all’Olimpico Roma e Napoli difese da horror

da Roma

A cercare il pelo nell’uovo, l’unico rammarico del Napoli che segna ben quattro gol all’Olimpico è non aver avuto i propri tifosi al fianco. Tranne quei pochi, circa un centinaio, mescolati agli abbonati giallorossi della tribuna Monte Mario e in possesso di un biglietto omaggio fornito dagli sponsor. Il gelido pomeriggio dell’Olimpico consegna l’impresa dei partenopei (un pareggio con tre rimonte dopo un vantaggio lampo) e probabilmente ridimensiona la Roma del bel gioco. Ha avuto ragione il patron De Laurentiis, che si è fatto seimila chilometri per non mancare all’appuntamento atteso sei anni (in campionato). È stato lui a rappresentare idealmente la tifoseria azzurra, radunata davanti al San Paolo (ma molti hanno preferito seguire la partita in tv) a soffrire con la vecchia radio alle orecchie. E in tempi di festa del cinema a Roma, lo spettacolo offerto dai 22 in campo è da film horror. Anche se sarebbe stato degno di una cornice di pubblico più ampia. Ma la situazione è quella che è e tenere l’Olimpico chiuso per due terzi era una soluzione necessaria e difficile da accettare per i veri sportivi.
La partita della paura si trasforma in novanta minuti divertenti ed emozionanti. Otto gol, alcuni di pregevole fattura, un rigore, errori e orrori (vedi i clamorosi svarioni dei portieri e delle difese), una traversa (colta da Lavezzi) e decine di rovesciamenti di fronte. Alla fine il pari si può considerare giusto, perché i giallorossi non mostrano la solita grinta (come ammetterà anche l’amministratore delegato Rosella Sensi alla fine) e gli avversari, inferiori sul piano tecnico, non si danno mai per vinti. Peccato che la curva sud, il settore più affollato dell’Olimpico, regali in partenza un coro «odio Napoli» davvero di cattivo gusto. Spalletti lascia a riposo i brasiliani Doni e Juan, distrutti dopo il viaggio intercontinentale, ma recupera Perrotta. Reja propone l’undici titolare, nel quale rientra Cupi mentre Gargano, pure lui di ritorno dalle qualificazioni mondiali in Sudamerica, è regolarmente in campo. Il Napoli è bravo a sorprendere la difesa di Spalletti con la guardia abbassata in avvio dei due tempi; la Roma mostra solo a tratti di essere più squadra e alla lunga paga le «ruggini» di Curci (neopapà e reduce dalla nazionale) e la serata storta di quasi tutta la retroguardia.
Il gol di Lavezzi (partita superba la sua) dopo 100 secondi che coglie la difesa della Roma impreparata, ma soprattutto l’atteggiamento tattico preparato da Reja, con cinque centrocampisti, mette in crisi la squadra giallorossa. Che per mezz’ora tenta improbabili tiri dalla distanza, evidenziando una manovra farraginosa e lenta. Sulla quale ha buon gioco la squadra di Reja, ben raccolta sulle avanzate giallorosse e pronta a scattare in contropiede, grazie alle giocate del ventenne Hamsik. Nato come centrocampista di destra e trasportato a sinistra, con ottimi risultati, dal tecnico del Napoli. Poi il rigore di Paolo Cannavaro su Pizarro (ottima l’intuizione di Totti). Il capitano trasforma il penalty e raggiunge quota 158 gol in A, collezionando l’ennesimo record. La Roma sembra rimettere in piedi il match, tanto che l’errore di Iezzo favorisce la rete di Perrotta (che si puntella il piede come un falegname, quasi a esorcizzare i recenti errori sotto porta e poi festeggia con Curci la nascita del piccolo Gianfranco).
Il guizzo di Hamsik, quando Tagliavento ha fischiato la ripresa da 26 secondi, rimette tutto in discussione. Gli svarioni di Mexes (orfano di Juan è irriconoscibile), ma anche i pasticci a centrocampo danno l’idea di una Roma un po’ svogliata, che fa ricredere sugli spassionati elogi espressi fino a un mese fa. Quando ancora la difesa era l’unica imbattuta del campionato e invece ora prende gol a raffica. Ci pensa un tiro di De Rossi e l’ennesimo intervento infelice di Iezzo a ridare il vantaggio alla Roma. Il tira e molla prosegue tra errori delle retroguardie, altre incertezze dei portieri. Il tiro di Gargano (primo gol in A) è bellissimo, ma Giuly lascia troppo spazio e Curci pare troppo fuori dai pali. E quando, con un po’ di fortuna Pizarro trova la deviazione di Garics per il 4-3, ecco che Mexes compie un altro clamoroso errore, regalando una punizione a Calaiò dalla quale nasce il colpo di testa di Zalayeta (che già aveva segnato alla Roma quando vestiva la maglia della Juve). Il 4-4 è scritto.