Festival del cinema di Venezia: ecco chi ha colpito di più tra le donne

Come è stato il Festival di Venezia dal punto di vista femminile? Mentre ci si avvia alla chiusura, si comincia a fare il punto su chi del “sesso debole” abbia convinto di più: sotto il profilo artistico, naturalmente, perché dal punto d vista estetico le bellezze si sono sprecate e si rischia la banalità del già detto e già scritto. Cominciamo dal fuori concorso: qui la numero uno è stata senz’altro Jessica Chastain, la vergine baccante del Wilde Salomè di Al Pacino. Al Festival di Canes dello sorso maggio, Jessica era stata la rivelazione de film di Terence Malick The Tree of Life, ma era stato proprio Al Pacino, che al suo Wilde Salomè aveva lavorato in questi ultimi quattro anni a dare a Malick la dritta giusta: Jessica, infatti, fino ad allora sconosciuta attrice di teatro, è una sua scoperta. Capelli rossi, incarnato d’avorio, fisco longilineo, nel film di Al Pacino la Chastain si esibisce in una sensualissima danza dei sette veli, preludio a una conturbante scena di sadismo erotico, ovvero il fare l’amore on la testa mozzata di Giovanni Battista…

Veniamo al concorso e cominciamo subito con le delusioni. In Un’été brulant Monica Bellucci fa la sua parte, ma niente di più: i press agent del film si sono dovuti inventare la presenza di un nudo integrale per caricare le attese, ma a conti fatti si è trattato di un pudico e classico “nudo di scena”. Il film era pretestuoso, come un po’ tutti i film di Philippe Garrel, e Monica più una decorazione che un elemento significativo. Donatella Finocchiaro in Terra ferma di Emanuele Crialese è piaciuta, ma siamo alle solite: la donna meridionale, che un po’ piange e un po’ urla, mammona, vedova, eccetera eccetera. Se ne sono viste a bizzeffe, nel cinema come nella vita. Stesso discorso merita Claudia Pandolfi, coinvolta nel naufragio di Quando la notte di Cristina Comencini.

Quanto a Evan Rachel Woood, il suo ruolo della stagista vittima del politico di turno nelle Idi di marzo di George Clooney, è un cameo di rilievo, ma sconta il fatto di essere inserito in un film tutto al maschile dove non c’è spazio per la psicologia dell’altra metà del cielo. Chi emerge dal punto di vista dell’interpretazione è senza dubbio la coppia Kate Winslet-Jodie Foster in Carnage di Roman Polanski. Difficile dire chi sia più brava delle due, tanto sono perfette nel delineare delle figure femminili costrette a recitare nella vita la parte della moglie perfetta e dispensatrice di saggezza, una maschera che nel corso del film va in pezzi mostrando debolezze, odi repressi, lacerazioni e traumi.Sono state loro le regine di questa 68° Mostra del Cinema.