Festival Crociere in piena tempesta

Piero Pizzillo

Per George Poulides, armatore greco - genovese, nonchè ambasciatore di Cipro presso la Santa sede, protetto dall’immunità diplomatica di cui sinora ha beneficiato, ricercato a lungo per la vicenda del crac di Festival Crociere, di cui è il personaggio «clou», è giunto il momento in cui difficilmente potrà sottrarsi al fallimento personale chiesto dal pubblico ministero Valeria Fazio, che conduce l’inchiesta sul clamoroso crac della società, fallita con un buco di oltre 300 milioni di euro. Per alcune settimane l’imprenditore «driblò» i militari della Finanza, che avevano l’incarico di consegnargli l’istanza del pm, ma l’«impresa» riusciva ai funzionari della cancelleria del tribunale fallimentare che gli notificavano nella residenza svizzera l’ordine di comparire dinanzi al giudice Renato Delucchi, a cui il pm Fazio aveva chiesto di dichiarare il fallimento individuale di Poulides. Nell’udienza fissata per fine maggio quest’ultimo dava forfait, ma si presentava il difensore Bruno Elia, che fresco di nomina, chiedeva i cosiddetti «termini a difesa», cioè un periodo di tempo per studiare gli atti. Nell’udienza del 7 luglio, assente Poulides, regolarmente convocato (si è avvalso della facoltà di non presentarsi in udienza), interveniva l’avvocato Elia, con il codifensore Ivano Vigliotti, presentando una corposa memoria di 70 pagine, in cui si contesta, contrariamente a quanto sostenuto dal pm, che l’ex patron di Festival Crociere abbia operato come imprenditore di una holding individuale. I legali hanno sostenuto che le decisioni venivano assunte dai consigli di amministrazione delle varie società del gruppo. Quel giorno sono stati sentiti quattro testi della difesa. Dopodichè v’è stato il rinvio al 12 settembre.
E ieri mattina il pm Fazio ha depositato una stringata memoria di 16 pagine, in cui ribadisce la richiesta di fallimento personale di George Poulides, con una circostanziata motivazione a sostegno dell’istanza. Siamo alla stretta finale. Dopo la replica dei difensori, la parola torna al pm, quindi la decisione del tribunale.