Festival dello sproloquio in Transatlantico

Il leader della Cdl: errore storico e politico, un passo indietro nel cammino verso la democrazia

da Roma

Sulla morte del dittatore ognuno vuol dire la sua anche se per molti sarebbe stato meglio tacere: troppi commenti quando non sono banali scadono nell’assurdo. Ora che Saddam è morto Bush deve dimettersi «per il bene dell'America», sostiene ad esempio Sergio D'Elia, deputato della Rosa nel pugno e segretario di Nessuno tocchi Caino.
«È stata la giustizia del vincitore Bush sul vinto Saddam ma soprattutto la vendetta delle vittime nei confronti del loro carnefice - prosegue D’Elia -. Un obbrobrio giuridico ma anche un tragico errore politico foriero di nuove tragedie, altro sangue, ulteriore violenza». Secondo D'Elia, il presidente americano Bush «ha regalato al terrorismo islamico un martire, una bandiera da sventolare nel mondo arabo e non solo. È bene che se ne vada subito questo presidente, perché tornino a vivere in America e nel mondo i principi e le libertà di quella che rimane la democrazia più forte e solida che esiste sul pianeta».
Paolo Cento, sottosegretario all'Economia ed esponente dei Verdi, per essere sicuro di non sbagliare se la prende direttamente con Silvio Berlusconi. «Responsabilità politiche ci sono anche da parte dell’ex governo Berlusconi, che ha portato l’Italia nell’avventura militare in Irak e che ora si deve assumere anche la responsabilità di quanto avvenuto in queste ore», dice Cento che invece si complimenta con «il governo di centrosinistra che ha ritirato i soldati italiani dall’Irak».
Analisi fantapolitica per Jacopo Venier del Pdci. «Saddam non muore per le sue colpe ma perché così mai saranno svelati i segreti dei suoi rapporti con gli Usa - dice Venier -. Saddam ha fatto affari, ha comprato armi, ha scatenato guerre e stragi insieme e per conto di uomini della corte di Bush. Come Milosevic anche Saddam è stato eliminato dopo essere stato utilissimo agli interessi statunitensi. Questa fine alimenta la guerra civile che giustifica la presenza Usa. Ancora una volta, anche da morto, sarà utile a tutti tranne che al suo popolo».
Il segretario Udc, Lorenzo Cesa, si lancia invece in un ardito paragone con la drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. «L’esecuzione di Saddam - dice Cesa - è un errore che conferma e accresce le distanze tra il sistema di valori del mondo islamico e il nostro sistema di valori, che contempla la sacralità e la difesa della vita sempre: sia che si tratti di Welby sia che si tratti di Saddam».