Festival ko, ma per Panariello «è andata bene»

Il conduttore: «Abbiamo dato più ritmo. Affari tuoi non ci dà il traino giusto»

Cristiano Gatti

nostro inviato a Sanremo

Coraggio, ci sono ampi margini di peggioramento. La corsa verso lo sfacelo è inarrestabile. C’è già un record memorabile: per la prima volta nella sua storia, il Festival di Sanremo parte con meno di dieci milioni d’italiani al video (9milioni 516mila). Neppure la Ventura, l’ultimo impiastro che si ricordi in zona, era arrivata a tanto nel 2004: la sua seconda serata s’era arrestata sull’orlo del baratro, con 10milioni 13mila presenze.
A parte la peggiore prestazione di sempre, che segna lo storico sfondamento del muro dei 10 milioni, la seconda serata di Panariello impressiona per il confronto con il predecessore Bonolis: nelle due ore iniziali, ovviamente le più importanti, perde il 15 per cento abbondante (35,77 contro 51,11). Non è una sconfitta: è un’umiliazione. Impossibile frenare un sincero moto di compassione.
Letto così, con gli occhi ingenui di un bambino, è un fallimento di proporzioni abissali. Nel pugilato, sarebbe già il momento di sospendere il match per manifesta inferiorità. Ma non qui. A Sanremo festeggiano. Quasi esultano, magari brindano.
Giorgio Panariello, seduto in mezzo alle sue creature Ilary Blasi Totti e Victoria Scaramacai Cabello, trova un sacco di motivi per compiacersi. «Molto meglio, la seconda. Abbiamo cambiato certe cose, abbiamo dato più ritmo, mi sono trovato a mio agio. Il peggio è passato...».
Gelo in sala. Gli viene fatto notare che finora il comico Panariello non è risultato comico. Come un imputato carico di indizi, Peter Pan invoca subito la prima attenuante: «Quando manca il materiale umano, c’è poco da inventare. Con ospiti che non collaborano, tipo Travolta, finisce così. Ma vedrete domani: arrivano Pieraccioni, Verdone, Muccino Junior. Tre comici con cui mi trovo bene. Dimostreremo cosa siamo capaci di fare». A seguire, decisamente disperato, quasi tenero: «Comunque io credo nei miracoli...».
Purtroppo, nell’attesa del miracolo, c’è la struggente evidenza dei numeri. Anche in questo caso l’imputato invoca attenuanti: «Lo sapete, non sono qui per gli ascolti. Altrimenti non avrei neppure scelto vallette come Victoria Cabello. Io guardo al gradimento. E quello, chiedendo in giro ai miei amici, è in crescita. C’è però una cosa che devo dire...». Scatto d’orgoglio: «Quando noi prendiamo la linea da Pupo, siamo al 24 per cento di share. Tutto quello che si guadagna dopo, è solo merito della Cabello, della Blasi e di Panariello. Sia chiaro».
Ecco, tutto è più chiaro: la colpa sarebbe di quel simpatico avanzo di bisca che risponde al nome di Pupo. Il quale però stavolta non sta al gioco, affrettandosi a dettare una replica di questo tenore: amico mio, ti lascio il 30 per cento, non diciamo eresie.
Tutti quanti danno i numeri. Persino il direttore Del Noce veste i panni del matematico, per dire l’unica cosa che gli resta da dire sugli ascolti: «I conti li faremo alla fine». Il tono è volutamente calmo, ma la frase va interpretata in un modo leggermente diverso. Questo: «Alla fine faremo i conti».
Povero Pan. Dopo due serate circola già con un bersaglio dipinto in fronte. E se non fosse per i picchi registrati dall’ingessato (non solo al perone) Totti - 13 milioni, 48 per cento -, probabilmente sarebbe pure messo peggio. Eppure, nonostante finora si sia dovuto aggrappare a un calciatore marito di letterina, niente gli impedisce di sparare la più inverosimile: «Signori, questo forse è il Sanremo peggiore. Però è sicuramente il più coraggioso». Coraggioso? Per Totti e Travolta? O per Ilary e Scaramacai? O per il ciccione del wrestling di stasera? Vai a sapere di che sta parlando. Forse va interpretato: per proporre un Sanremo simile, serve in effetti del coraggio. Ne serve pure per guardarlo.